Un’abitudine lavorativa che blocca silenziosamente la tua carriera

L’abitudine che sembra un punto di forza ma ti frena

A volte il problema nasce proprio da qualcosa che suona come una qualità. In molte aziende si elogiano le persone capaci di gestire tutto contemporaneamente, eppure questo stile di lavoro viene considerato sempre più spesso un freno alla carriera e una fonte di stanchezza cronica.

I datori di lavoro parlano volentieri del multitasking come di una competenza preziosa. Nella realtà, però, chi cerca di fare tutto in simultanea raramente raggiunge una crescita professionale significativa. Finisce invece per sentirsi esaurito e ignorato quando si tratta di promozioni.

Le ricerche nel campo della neurobiologia dipingono un quadro chiaro: passare continuamente da un compito all’altro affatica il cervello molto di più rispetto al concentrarsi su una sola cosa. Gli esperti di psicologia del lavoro avvertono che questo modo di funzionare indebolisce le aree responsabili del controllo dell’attenzione e della regolazione emotiva. Per la tua carriera ciò rappresenta un rischio concreto: invece di costruire l’immagine di un esperto, diventi la persona che fa tanto ma completa poco al massimo livello.

Perché chi sa fare tutto raramente avanza nella carriera

Durante un colloquio di lavoro molte persone sottolineano la propria capacità di gestire più cose insieme. Suona impressionante: il datore di lavoro ha l’impressione di assumere qualcuno in grado di “reggere qualsiasi peso”. In pratica, però, questo atteggiamento si trasforma molto facilmente in una trappola.

Il lavoratore che dice sempre “sì”, si carica di nuovi compiti, spegne incendi e salva le scadenze dei colleghi, diventa rapidamente la persona che recupera i ritardi dell’intero team. Dall’esterno sembra grande coinvolgimento. Dal punto di vista della promozione la situazione è meno rosea: quella persona ha raramente il tempo di portare a termine i progetti chiave al massimo livello e di dimostrare il proprio vero potenziale.

Il multitasking crea l’illusione di un’alta produttività, ma in realtà sfuma la qualità del lavoro e l’immagine professionale. Il superiore vede qualcuno di molto impegnato, ma non necessariamente qualcuno che conduce temi strategici dall’inizio alla fine. Eppure sono proprio queste le persone su cui ricade la scelta quando si tratta di aumenti di stipendio e promozioni.

Le aziende avanzano principalmente chi sa assumersi la responsabilità dei risultati, non semplicemente del numero di compiti svolti. Chi salta costantemente tra un filo e l’altro ha meno probabilità di ricevere quei compiti chiave e visibili che costruiscono una reputazione solida.

Cosa fa il multitasking al tuo cervello e alla tua motivazione

Le ricerche dei neurobiologi mostrano che saltellare continuamente tra i compiti affatica il cervello molto più che lavorare con concentrazione su una sola cosa. Quando apri contemporaneamente la chat aziendale, le email, una presentazione e nel frattempo guardi il telefono, il cervello deve cambiare contesto in modo incessante. Ogni cambio costa energia e tempo.

Gli scienziati hanno osservato che lavorare a lungo in questa modalità può indebolire le aree responsabili del controllo dell’attenzione, della regolazione emotiva e della motivazione. Chi vive da anni “su cinque fronti” fa fatica a concentrarsi su un unico compito per un periodo prolungato. Si innervosisce più facilmente, rimanda più spesso le cose e dopo il lavoro si sente stranamente stanco, pur avendo la sensazione di “non aver concluso quasi niente”.

Il multitasking riduce la qualità della memoria di lavoro, favorisce la distrazione e aumenta i livelli di stress, soprattutto in ambienti lavorativi pieni di stimoli digitali. Una memoria di lavoro indebolita significa che è più difficile tenere a mente i vari passaggi di un compito. Aumentano gli errori, i dettagli che sfuggono e la necessità di tornare più volte sullo stesso argomento.

Questo si riflette direttamente sull’immagine aziendale: invece di essere visto come qualcuno che “ce la fa”, gli altri ti percepiscono come una persona che fa tanto ma risulta spesso caotica. I medici specializzati in medicina del lavoro sottolineano che la distrazione cronica può portare al burnout più rapidamente del semplice sovraccarico di lavoro.

Come riconoscere di essere caduto nella trappola del cambio continuo

Alcuni di questi comportamenti li conosciamo tutti fin troppo bene. Gli esperti di psicologia del lavoro indicano i segnali tipici di chi è scivolato nell’abitudine di accumulare attività:

  • inizi due progetti contemporaneamente convinto che “possano andare avanti in parallelo”
  • scrivi qualcosa in un documento e nel frattempo conduci una telefonata
  • guardi una serie o una presentazione e rispondi alle email allo stesso tempo
  • scorri i social durante una riunione o una videoconferenza
  • ascolti l’intervento di qualcuno e intanto aggiungi punti alla tua lista di cose da fare
  • controlli il telefono a ogni notifica, anche durante un lavoro importante
  • hai dieci schede aperte nel browser e salti tra l’una e l’altra senza logica
  • lavori su tre compiti al giorno ma non ne completi nessuno

Queste situazioni sembrano innocue, perché “tutti lavorano così”. Il problema inizia quando questa modalità diventa il modo predefinito di funzionare, anche per i compiti strategici. Gli psicologi delle università di Stanford avvertono che le persone che sovrastimano le proprie capacità di multitasking ottengono paradossalmente risultati peggiori rispetto a chi riconosce i propri limiti.

L’effetto sulla carriera: meno qualità, meno visibilità

Dal punto di vista dello sviluppo professionale, la differenza tra una persona concentrata e una dispersiva è enorme. Chi si focalizza su pochi compiti chiave consegna più spesso risultati che possono essere mostrati a un pubblico più ampio: un progetto concluso, un rapporto approfondito, un risultato commerciale concreto.

Chi funziona costantemente in modalità “tutto insieme” produce molta attività, ma una parte dei compiti si conclude a metà, con correzioni e serate nervose prima delle scadenze. Agli occhi del capo e nel curriculum questa differenza non si può ignorare.

Puoi verificarlo guardando i tuoi risultati dell’ultimo mese: quanti progetti hai davvero completato in modo da sentirti orgoglioso? E quanti li hai semplicemente “consegnati” perché non c’era più margine per rimandare? Questa riflessione spesso rivela una verità scomoda sul costo del continuo destreggiarsi.

Limitare consapevolmente il numero di compiti non è pigrizia, ma un investimento nella qualità dei risultati che i superiori notano. Invece di accettare automaticamente ogni “nel frattempo potresti fare anche…?”, vale la pena rispondere, ad esempio: “Adesso sto terminando X, che è la nostra priorità. Posso dedicarmi a questo nuovo tema domani pomeriggio, oppure possiamo individuare qualcuno che ha capacità più libere in questo momento.”

Come uscire dalla trappola e lavorare meglio, non di più

Il primo passo è ammettere che non è possibile fare tutto contemporaneamente senza perdere in qualità. Conviene stabilire un massimo di tre cose che devono essere davvero realizzate in quella giornata. Gli altri compiti possono restare nella lista, ma senza la pressione che ognuno debba essere avviato nello stesso momento.

Una buona pratica è bloccare del tempo nel calendario per lavorare senza riunioni e senza chat aziendali. Anche solo 60-90 minuti di lavoro concentrato su un unico compito spesso producono più risultati di un’intera giornata frammentata da telefonate e notifiche. Manager di aziende come Google o Microsoft raccomandano regolarmente ai propri collaboratori la tecnica del deep work, ovvero il lavoro in profonda concentrazione.

Elimina i principali distrattori dell’attenzione. Gran parte della “molteplicità di compiti” non nasce dall’ambizione, ma dalla tentazione di stimoli rapidi. Il telefono sul tavolo, la chat aziendale, le notifiche delle applicazioni: tutto ciò seduce continuamente.

Disattiva le notifiche dei social network durante l’orario di lavoro. Controlla le email in momenti stabiliti invece di rispondere immediatamente. Durante le riunioni metti il telefono fuori dalla portata degli occhi. Lavora in modalità “non disturbare” per i compiti più impegnativi. Cambiare anche solo alcune di queste abitudini spesso basta per abbassare notevolmente il livello di distrazione, e nel frattempo cresce la sensazione di essere tu a governare il tuo lavoro, e non viceversa.

Cosa guadagna la tua carriera quando smetti di fare tutto

Abbandonare la corsa continua a prendere troppe cose insieme fa bene non solo alla salute mentale, ma anche alla posizione in azienda. Quando ti concentri su poche aree principali, costruisci più facilmente l’immagine di una persona a cui vale la pena rivolgersi per temi concreti e importanti. Col tempo sono proprio queste persone a diventare i candidati naturali per guidare team o gestire progetti.

A questo si aggiunge un altro vantaggio, spesso trascurato: una maggiore autonomia. Invece di reagire costantemente a ciò che “è arrivato”, inizi a scegliere consapevolmente quali attività ti fanno davvero progredire. Questo facilita anche la conversazione su una promozione o un aumento di stipendio: hai risultati tangibili, non solo un lungo elenco di cose di cui ti sei “occupato”.

Vale dunque la pena fermarsi di tanto in tanto e osservare le proprie abitudini lavorative. Se la giornata scorre saltando tra cinque compiti e gestendo continuamente le emergenze, c’è una buona probabilità che proprio questo stile di lavoro ti stia tenendo lontano silenziosamente dalla promozione per cui sei già pronto da tempo. Forse bastano meno compiti, ma completati meglio: sei disposto a provare?

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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