Perché Europa e Giappone stanno preparando una missione congiunta all’asteroide Apophis

Un appuntamento cosmico senza precedenti

Tra tre anni, l’asteroide Apophis sfiorerà la Terra a una distanza record. Gli scienziati vogliono sfruttare questa occasione straordinaria per mettere alla prova le strategie di difesa planetaria.

L’Agenzia Spaziale Europea e la giapponese JAXA stanno lavorando insieme alla missione Ramses, progettata per raggiungere Apophis poco prima del suo storico passaggio ravvicinato alla Terra nel 2029. L’obiettivo è comprendere meglio le minacce poste dagli asteroidi di grandi dimensioni e affinare i metodi per proteggere il nostro pianeta.

Un’opportunità del genere non capita spesso. Per la prima volta nella storia dell’astronomia moderna, un corpo celeste di queste proporzioni transiterà così vicino alla Terra. Per la comunità scientifica si tratta di una chance unica per osservare in tempo reale come la gravità di un pianeta massiccio influenzi un oggetto cosmico.

Passerà più vicino dei satelliti geostazionari

Il 13 aprile 2029, Apophis sfilerà a circa 31.600 chilometri dalla Terra — una distanza inferiore a quella a cui orbitano molti satelliti per telecomunicazioni e meteorologia. Per gli astronomi è una situazione che non hanno mai avuto modo di studiare con tale precisione.

Apophis fu scoperto nel 2004 e da subito generò grande apprensione. Nelle prime analisi esisteva una probabilità non nulla di collisione con la Terra nei decenni successivi. Col tempo i calcoli sono stati raffinati e oggi il rischio d’impatto è considerato trascurabile, ma l’oggetto rimane comunque nell’elenco degli asteroidi potenzialmente pericolosi.

Il passaggio sarà così ravvicinato che in molte zone d’Europa e Africa sarà visibile a occhio nudo come una stella luminosa e lenta nel cielo. Le condizioni migliori per l’osservazione riguarderanno gli abitanti dell’Europa centrale, del Nord Africa e di alcune regioni asiatiche.

Un colosso grande quanto la Torre Eiffel, con una forza devastante

Ciò che attira maggiormente l’attenzione degli scienziati è la massa di Apophis. Il diametro dell’asteroide è stimato attorno ai 330 metri — all’incirca quanto l’altezza della Torre Eiffel — con una massa che potrebbe arrivare tra 40 e 50 milioni di tonnellate.

A questo si aggiunge la velocità. Apophis si muove a circa 12 chilometri al secondo. Se un oggetto con questi parametri colpisse davvero la Terra, le conseguenze sarebbero localmente devastanti.

Le simulazioni indicano che potrebbe formarsi un cratere da 8 a 10 volte più grande del diametro dell’asteroide stesso. In pratica si tratterebbe di una voragine di 2-3 chilometri, accompagnata da un’onda d’urto potentissima e da incendi secondari su vaste aree. In caso di impatto in oceano, sarebbe realistico lo scenario di uno tsunami in grado di colpire lunghi tratti di costa.

Un asteroide di queste dimensioni non distruggerebbe l’intero pianeta, ma potrebbe provocare una catastrofe regionale di proporzioni mai registrate in epoca moderna. Secondo gli esperti della NASA, l’energia liberata all’impatto corrisponderebbe all’esplosione di diverse centinaia di megatoni.

Cosa mapperà la sonda Ramses nel corso di sei mesi

La missione Ramses fa parte del programma per la Sicurezza Spaziale dell’Agenzia Spaziale Europea, avviato nel 2019. L’obiettivo è il monitoraggio sistematico e lo studio dei corpi celesti che potrebbero rappresentare una minaccia per la Terra, oltre alla sperimentazione di metodi per una loro eventuale deviazione.

La collaborazione con la JAXA giapponese mira a unire le competenze di entrambe le parti. Il Giappone può contare sulle riuscite missioni delle sonde Hayabusa, che hanno prelevato campioni da asteroidi. L’Europa, dal canto suo, ha maturato esperienza con missioni come Rosetta, che ha studiato la cometa 67P Churyumov–Gerasimenko.

Il lancio della sonda Ramses è previsto tra il 20 aprile e il 15 maggio 2028, dal cosmodromo giapponese sull’isola di Tanegashima. Dopo il decollo, la sonda impiegherà circa dieci mesi per raggiungere la destinazione.

Gli scienziati puntano soprattutto a conoscere meglio la struttura interna e la composizione chimica di Apophis. Si tratta di dati fondamentali per qualsiasi piano di deviazione di oggetti simili da una rotta di collisione, qualora se ne presentasse la necessità. La fase di osservazione nelle vicinanze di Apophis durerà circa sei mesi.

  • Mappatura ad alta risoluzione della forma e della rotazione dell’asteroide
  • Analisi della composizione superficiale e della possibile presenza di metalli di valore economico
  • Studio della struttura interna: blocco compatto o ammasso di rocce debolmente aggregate
  • Monitoraggio delle variazioni di traiettoria e rotazione sotto l’influenza della gravità terrestre
  • Rilevazione di eventuali frane, crepe ed emissioni di materiale durante l’avvicinamento al pianeta
  • Scansioni spettroscopiche per determinare la composizione mineralogica
  • Misurazioni radar della densità e della struttura interna
  • Documentazione delle variazioni termiche sulla superficie

Il momento più affascinante della missione sarà quando Apophis raggiungerà la distanza minima dalla Terra e Ramses registrerà in diretta come la nostra gravità “rimodellerà” questo masso cosmico. Gli esperti dell’Agenzia Spaziale Europea si aspettano che le forze gravitazionali possano provocare piccole variazioni nella rotazione dell’asteroide.

Perché questo passaggio ha un’enorme rilevanza scientifica

Dal punto di vista scientifico, Apophis rappresenta qualcosa di simile a un laboratorio naturale. L’asteroide transiterà vicinissimo a un corpo massiccio come la Terra senza però colpirlo, permettendo di verificare come un’intensa azione gravitazionale modifichi la traiettoria, la forma e la struttura di un tale oggetto.

I dati raccolti da Ramses non serviranno solo ai teorici. Le agenzie spaziali di tutto il mondo stanno sviluppando missioni cinetiche simili al test americano DART, che ha colpito un piccolo asteroide per misurarne la variazione di rotta. L’efficacia di queste operazioni dipende però fortemente dalla struttura interna del bersaglio. Un blocco compatto reagisce in modo molto diverso rispetto a un conglomerato di rocce e polvere tenuto insieme solo dalla debole gravità.

Se Apophis si rivelasse un ammasso di detriti aggregati, tentare di deviarne la traiettoria richiederebbe una tattica completamente diversa rispetto al caso di una roccia solida. Ramses dovrà fornire la risposta definitiva su cosa abbiamo effettivamente di fronte in questo caso specifico.

Ricercatori del Massachusetts Institute of Technology hanno già elaborato diversi modelli teorici sulla risposta di vari tipi di asteroidi a un impatto cinetico. La missione Ramses fornirà i primi dati reali su un oggetto di questa grandezza.

La difesa planetaria non è più fantascienza

Fino a quindici anni fa, la protezione della Terra dagli asteroidi veniva discussa quasi esclusivamente nel contesto dei film catastrofici. Oggi è una disciplina concreta dell’ingegneria spaziale, con programmi dedicati, budget stanziati e calendari operativi ben definiti.

Ramses si inserisce in un mosaico più ampio di iniziative, come le reti di telescopi che scrutano il cielo e le missioni che testano tecniche di deviazione di piccoli corpi. Ogni elemento di questo sistema contribuisce con un frammento di conoscenza che potrebbe un giorno risultare decisivo per la sicurezza di intere regioni del pianeta.

È importante tenere presente che la minaccia non riguarda esclusivamente oggetti delle dimensioni di Apophis. Asteroidi notevolmente più piccoli, nell’ordine di qualche decina di metri, sono in grado di liberare un’energia paragonabile a quella di una grande arma nucleare. Tali eventi sono rari, ma non affatto eccezionali su scala geologica. Ricercatori dell’Università dell’Arizona stimano che un asteroide con un diametro di 50 metri colpisca la Terra in media una volta ogni mille anni.

Per la persona comune, la missione Ramses potrebbe sembrare un progetto scientifico lontano dalla realtà quotidiana. In pratica, rappresenta una forma di assicurazione che la civiltà stipula per se stessa. Prima riusciamo a comprendere la dinamica di oggetti come Apophis, più tempo avremo per reagire se un giorno dovessimo scoprire qualcosa di ancora più grande in rotta verso di noi.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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