Perché sempre più donne scelgono il parto in casa invece che in ospedale

Uno studio analizza oltre 110.000 parti e cambia il dibattito

Una ricerca appena pubblicata dall'Oregon State University negli Stati Uniti porta argomenti concreti alla discussione su quale sia il luogo migliore per partorire. L'analisi si basa su oltre 110.000 parti e i risultati potrebbero sorprendere sia i genitori che una parte dei medici.

I ricercatori hanno esaminato come si concludono i parti domiciliari e quelli nei centri nascita per le donne considerate a basso rischio di complicanze. Il quadro che emerge merita attenzione.

Il modello ospedaliero e le alternative che crescono

Nel contesto italiano, il parto viene quasi sempre associato alla sala ostetrica, alle apparecchiature mediche e al personale sanitario sempre disponibile. Questo modello è da anni promosso anche dalle società ginecologiche americane, che indicano l'ospedale e i centri nascita accreditati come standard di riferimento per la sicurezza.

Le case maternità sono nate principalmente come risposta alla critica che l'ambiente ospedaliero sia freddo, rumoroso e poco intimo. Offrono stanze accoglienti, spesso con la possibilità di partorire in acqua, pur restando strutture sanitarie con procedure specifiche. La domanda che continua a ripresentarsi è sempre la stessa: può il domicilio essere un luogo sicuro quanto una struttura sanitaria per le gravidanze a basso rischio?

Il nuovo studio americano suggerisce che, per donne selezionate con criteri precisi, il parto domiciliare può raggiungere un livello di sicurezza paragonabile a quello pianificato in una casa maternità.

Cosa hanno analizzato i ricercatori dell'Oregon State University

Il gruppo di ricerca guidato da Marit Bovbjerg e Melissa Cheyney ha esaminato più di 110.000 parti comunitari pianificati negli Stati Uniti. Si trattava di parti programmati fin dall'inizio a domicilio o presso centri nascita, mai in ospedale. I dati provenivano da due registri nazionali che coprono tutti gli stati americani nel periodo 2012-2019.

Nell'analisi sono state incluse esclusivamente donne che soddisfacevano criteri medici specifici. Gravidanza singola, senza gemelli o gravidanze multiple. Parto a termine, almeno dalla 37ª settimana. Presentazione cefalica del bambino, ovvero la posizione più favorevole per il parto vaginale. Nessuna patologia grave come diabete gestazionale o preeclampsia.

È un dettaglio fondamentale: il parto domiciliare in questo studio non rappresentava una situazione d'emergenza improvvisata. Si trattava di parti pianificati, condotti da ostetriche qualificate, con donne in buona salute che avevano seguito un percorso adeguato.

Quali parametri di sicurezza sono stati confrontati

I ricercatori si sono concentrati sia sulla salute della madre che su quella del neonato, analizzando diversi indicatori chiave che descrivono l'andamento del parto e le condizioni del bambino appena nato.

Hanno valutato i punteggi del test di Apgar, che misura le funzioni vitali del neonato subito dopo la nascita. Hanno monitorato la frequenza delle emorragie post-partum, tra le complicanze più gravi. Hanno contato i casi di trasferimento urgente in ospedale durante il travaglio. Sono state registrate anche le altre complicanze perinatali che richiedevano intervento medico.

Nel gruppo esaminato non sono emerse differenze significative in termini di sicurezza tra i parti domiciliari e quelli nei centri nascita, a condizione che fossero rispettati i criteri di basso rischio. Gli autori sottolineano che si tratta della prima analisi su scala così ampia a dimostrare risultati comparabili tra le due forme di assistenza extraospedaliera.

Perché sempre più genitori scelgono di partorire a casa

Negli Stati Uniti i parti domiciliari rappresentano ancora una minoranza, ma la loro quota è cresciuta sensibilmente negli ultimi vent'anni, raggiungendo circa il 2% del totale. Dietro questa tendenza c'è un cambiamento più ampio nel rapporto con la medicina: sempre più persone vogliono avere voce in capitolo sulle modalità della propria assistenza sanitaria.

Le donne indicano diverse ragioni principali per cui iniziano a considerare il domicilio al posto dell'ospedale:

  • il desiderio di maggiore controllo sul travaglio e la preferenza per metodi naturali di gestione del dolore
  • l'importanza della continuità dell'assistenza: la stessa ostetrica accompagna dalla gravidanza fino al puerperio
  • il timore di esperienze negative in ospedale, come mancanza di rispetto, fretta e interventi routinari eseguiti senza pieno consenso
  • il bisogno di intimità e la presenza solo dei propri cari, senza personale a rotazione o altre pazienti vicine
  • il desiderio che la famiglia partecipi attivamente al parto nell'ambiente domestico
  • insoddisfazione per esperienze ospedaliere precedenti e ricerca di un'alternativa

Nella letteratura sulla cura perinatale ricorre spesso il tema delle donne che, dopo una prima esperienza ospedaliera difficile, cercano un approccio più tranquillo e partecipato per il secondo figlio. Per molte di loro la scelta naturale diventa proprio il domicilio o una casa maternità raccolta.

Cosa succede in caso di complicanze improvvise

La domanda più frequente sul parto domiciliare è: cosa accade se qualcosa va storto? I ricercatori dell'Oregon State University sottolineano che la risposta dipende dalla formazione e dalla qualifica delle ostetriche che gestiscono i parti comunitari, oltre che dalla qualità del rapporto con gli ospedali vicini.

Negli Stati Uniti lo standard nell'assistenza comunitaria prevede una preparazione specifica per le emergenze. Questo include formazione obbligatoria sulla rianimazione neonatale e sulla gestione delle emorragie. Sono previste procedure di trasferimento rapido in ospedale ai primi segnali di complicanza, con canali di comunicazione prestabiliti tra le ostetriche e il personale dei reparti di ostetricia.

I ricercatori evidenziano che in un sistema ben organizzato il trasferimento in ospedale non è un fallimento, ma parte integrante del percorso di sicurezza pianificato. Cheyney mette in guardia su un altro rischio concreto: se le donne temono un trattamento irrispettoso all'arrivo in ospedale, potrebbero ritardare troppo la decisione di trasferirsi. In quel caso anche complicanze minori rischiano di aggravarsi rapidamente. Migliorare l'esperienza delle pazienti in ospedale ha quindi un impatto diretto anche sulla sicurezza dei parti domiciliari.

I ricercatori dell'Oregon non intendono mettere in discussione il ruolo degli ospedali, soprattutto nelle gravidanze a rischio o quando è necessario un intervento chirurgico urgente. Mostrano piuttosto che, con una selezione appropriata delle pazienti, il parto a domicilio o in una casa maternità può rappresentare un'alternativa concreta e sicura.

Cosa significano questi risultati per i futuri genitori

Dal punto di vista di chi si prepara ad avere un figlio, la parola chiave è una buona preparazione e un confronto serio con gli specialisti. Insieme al medico curante e all'ostetrica vale la pena affrontare alcuni punti fondamentali.

Bisogna verificare se la propria gravidanza rientra davvero nella categoria a basso rischio. È importante valutare lo stato di salute della madre sia prima che durante la gestazione. Occorre stimare realisticamente i tempi di raggiungimento dell'ospedale dal luogo del parto. Infine, è essenziale conoscere l'esperienza dell'ostetrica e le strutture con cui collabora.

In Italia il parto domiciliare resta una scelta di nicchia e la disponibilità di case maternità è spesso limitata. Tuttavia, i risultati degli studi americani possono stimolare una riflessione nuova sull'organizzazione dell'assistenza perinatale, dal rafforzamento del ruolo delle ostetriche alla creazione di luoghi del parto più raccolti, collegati ai grandi ospedali.

Medicina basata sui dati, con un volto umano

La storia del parto negli ultimi decenni è quella di un progressivo trasferimento dalle case agli ospedali, nel nome del progresso e della riduzione della mortalità. Oggi il dibattito entra in una nuova fase. Un numero crescente di studi, tra cui questa ampia analisi pubblicata sulla rivista Medical Care, dimostra che la sicurezza non dipende solo dalle apparecchiature.

Dipende anche dal rispetto, dalla comunicazione e da un'assistenza adeguata al contesto medico di ogni donna. Per molte famiglie l'ospedale rimarrà la scelta più sicura e confortante. Altre, con una buona qualificazione e il supporto di un'ostetrica esperta, sceglieranno il domicilio o la casa maternità.

La prospettiva più promettente è quella di un sistema in cui tutte queste opzioni siano disponibili, interconnesse e fondate tanto sui dati scientifici quanto sull'esperienza reale delle donne che mettono al mondo i loro figli. Perché sono proprio loro ad avere l'ultima parola su dove e come accogliere una nuova vita.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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