Perché un americano si è fatto iniettare centinaia di dosi di veleno e come questo può salvare migliaia di vite

Un esperimento estremo che potrebbe rivoluzionare la medicina

Un meccanico del Wisconsin ha accettato consapevolmente dosi crescenti di veleno di serpenti mortali per quasi vent'anni. Oggi il suo sangue potrebbe contribuire a sviluppare un farmaco capace di sostituire decine di antidoti tradizionali in tutto il mondo.

Questa storia straordinaria sembra più la trama di un film di fantascienza che una notizia di carattere medico. Un uomo americano si è esposto deliberatamente al veleno di serpente per quasi due decenni, rischiando la propria vita nel nome di un esperimento personale. Ora la sua insolita immunità è diventata il punto di partenza per la creazione di un farmaco con l'ambizione di rimpiazzare centinaia di antidoti classici.

Gli scienziati della società biotecnologica Centivax stanno analizzando il sangue di Tim Friede alla ricerca di anticorpi in grado di neutralizzare le tossine di diverse specie di serpenti. Il progetto ha il potenziale di cambiare il modo in cui i medici nelle aree più povere del mondo salvano le vittime di morsi da serpente. Ogni anno fino a centoquarantamila persone muoiono a causa del veleno di questi rettili.

Chi è l'uomo che si è iniettato centinaia di dosi di veleno di serpente

Tim Friede è un meccanico appassionato di serpenti originario del Wisconsin. Nel 2001 acquistò il suo primo rettile velenoso — un mocassino della testa di rame — e fu allora che gli venne un'idea che alla maggior parte di noi sembrerebbe pura follia. Decise di abituare progressivamente il proprio organismo al veleno iniettandoselo in dosi sempre crescenti.

Nel corso degli anni ha ricevuto in totale ottocentocinquantasei dosi, sia tramite iniezioni che attraverso morsi diretti. In quel periodo è entrato in contatto con alcune delle specie più pericolose del pianeta: il mamba nero, il cobra sputatore, la vipera della morte e il taipan costiero. Ogni incontro di questo tipo avrebbe potuto rivelarsi fatale nel giro di pochi minuti, soprattutto senza accesso immediato a un antidoto.

Friede stesso ammette di essere stato più volte vicinissimo al limite. Ha vissuto gravi shock anafilattici, difficoltà respiratorie e numerosi accessi al pronto soccorso. Eppure ha continuato il suo esperimento, convinto di costruirsi così una resistenza duratura ai morsi dei suoi animali. Nel corso di diciotto anni, il suo corpo ha sviluppato un insieme unico di anticorpi che oggi gli esperti di immunologia stanno studiando approfonditamente.

Come un hobby rischioso è diventato un progetto scientifico

La storia di Friede ha iniziato ad attirare l'attenzione di specialisti in immunologia e tossicologia. Alla fine è arrivata a Jakob Glanville, immunologo e fondatore della società biotecnologica californiana Centivax. Lo scienziato vide in quello che Friede aveva fatto non solo un tentativo pericoloso, ma anche un'opportunità di ricerca irripetibile.

Il team di Centivax ha prelevato campioni del sangue di Friede e ha cominciato ad analizzare il suo sistema immunitario. È emerso che nell'organismo del meccanico circolava un ampio spettro di anticorpi capaci di neutralizzare le tossine di diversi tipi di veleno. Per gli scienziati si trattava di un vero e proprio tesoro di strumenti difensivi già pronti, selezionati naturalmente nel corso di diciotto anni di esposizioni ripetute.

Col tempo Friede non si è limitato a fornire campioni di sangue, ma è entrato a far parte dell'azienda come direttore del reparto dedicato ai rettili. La sua conoscenza pratica dei serpenti — dal comportamento alla raccolta del veleno — è diventata un contributo prezioso al progetto di sviluppo di un unico farmaco quanto più possibile universale contro i morsi.

  • Il mamba nero è tra i serpenti più veloci del mondo e il suo veleno agisce entro quindici minuti
  • Il cobra sputatore è in grado di spruzzare veleno fino a una distanza di tre metri
  • La vipera della morte vive in Australia e il suo veleno contiene potenti neurotossine
  • Il taipan costiero ha una delle concentrazioni di tossine più elevate tra i serpenti terrestri
  • Il mocassino della testa di rame è diffuso negli stati sud-orientali degli Stati Uniti
  • Gli antidoti tradizionali vengono prodotti dal siero del sangue di cavalli o pecore
  • La produzione di una singola dose di antidoto classico richiede diverse settimane
  • Friede è sopravvissuto a oltre ottocentocinquanta iniezioni e morsi senza conseguenze permanenti

Come gli scienziati hanno usato il sangue del meccanico per creare un nuovo farmaco

I ricercatori di Centivax hanno isolato progressivamente dal sangue di Friede i singoli tipi di anticorpi, testando la loro capacità di fronteggiare le tossine di diverse specie di serpenti. Da questa enorme mole di dati hanno selezionato due anticorpi particolarmente promettenti, che hanno dimostrato di poter neutralizzare numerose varianti di veleno.

Questi anticorpi sono stati combinati con una molecola chiamata varespladib — un farmaco antinfiammatorio che blocca un importante gruppo di enzimi presenti nei veleni dei serpenti. L'intera combinazione è stata poi testata su topi ai quali era stata somministrata una dose normalmente letale di veleno, seguita dall'applicazione del cocktail preparato.

Secondo i risultati pubblicati, la combinazione dei due anticorpi con il varespladib ha protetto tutti i topi testati dalla morte dopo il contatto con i veleni di tredici specie di serpenti, risultando parzialmente efficace anche contro altre sei. Si tratta di un salto enorme rispetto agli antidoti tradizionali, che di solito funzionano solo contro una specie o un gruppo ristretto di serpenti affini.

In questo caso è stato possibile estendere la protezione a un ampio spettro di specie velenose, aprendo la strada alla creazione di un preparato con un'applicabilità molto più ampia. Per tossicologi e immunologi si tratta di un materiale affascinante, poiché ogni anticorpo può essere studiato, sequenziato e riprodotto in laboratorio.

Perché gli antidoti attuali hanno gravi limitazioni

I farmaci odierni contro i morsi di serpente vengono prodotti utilizzando cavalli o altri grandi animali. La procedura, in estrema sintesi, funziona così: si preleva il veleno di una determinata specie, lo si somministra all'animale in piccole dosi sicure, il suo organismo produce anticorpi e dal suo sangue si isola il siero che viene poi somministrato ai pazienti.

Questo tipo di antidoto funziona bene, ma soprattutto contro le tossine simili a quelle ricevute dall'animale durante la produzione. Quando in una determinata regione vivono molte specie diverse, è necessario disporre di più tipi di sieri. A questo si aggiungono i costi di mantenimento degli allevamenti, la continua necessità di raccogliere veleno fresco, l'obbligo di refrigerazione e la breve durata di conservazione.

Un preparato basato su anticorpi umani funzionerebbe in modo diverso. Può essere prodotto con metodi biotecnologici in condizioni controllate, senza ricorrere ad animali da allevamento. Un simile farmaco è più facile da standardizzare e conservare e, nel lungo periodo, potrebbe essere prodotto a costi inferiori in grandi quantità. Verrebbero inoltre eliminate le questioni etiche legate alla somministrazione ripetuta di tossine a cavalli o pecore.

Quante persone muoiono ogni anno a causa del veleno di serpente

Il caso di Friede potrebbe sembrare una curiosità esotica, ma il problema del veleno di serpente riguarda soprattutto le regioni più povere del pianeta. Si stima che ogni anno fino a centoquarantamila persone muoiano per le conseguenze di un morso, principalmente nelle zone rurali dell'Asia e dell'Africa. Molte di queste morti sono il risultato della mancanza di un farmaco adeguato in tempi rapidi.

Nei piccoli centri sanitari i medici spesso non riescono a identificare la specie di serpente che ha morso il paziente. Si tratta di un'informazione fondamentale, perché da essa dipende la scelta del siero corretto. Inoltre molti ospedali non dispongono di una gamma completa di farmaci, semplicemente per mancanza di risorse o di condizioni adeguate di conservazione.

Un unico preparato efficace contro la maggior parte delle specie velenose semplificherebbe sia la diagnosi che la logistica. Il personale sanitario non dovrebbe più identificare la specie dai segni sul corpo o dal racconto del paziente: basterebbe somministrare il prima possibile il farmaco universale. Questo potrebbe salvare migliaia di vite ogni anno in India, nell'Africa subsahariana, nel Sud-Est asiatico o in America Latina.

Quale percorso separa i test sui topi dall'uso negli ospedali

L'idea di un unico farmaco per la maggior parte delle vittime di morsi suona allettante, ma la strada verso gli ospedali è ancora lunga. I test sui topi sono solo la prima fase. Il team dovrà affrontare anni di ulteriore ricerca preclinica, seguiti da sperimentazioni cliniche sull'uomo in più fasi.

Sarà necessario verificare non solo l'efficacia contro le diverse specie di serpenti, ma anche la sicurezza del preparato, i possibili effetti collaterali, il dosaggio per bambini e adulti, le modalità di somministrazione e le interazioni con altri farmaci. Ogni fase richiede l'approvazione delle autorità regolatorie e una documentazione precisa, il che allunga considerevolmente i tempi del processo.

Gli scienziati sottolineano che il metodo di Friede — iniettarsi autonomamente il veleno — era estremamente rischioso e non può in alcun modo essere considerato un esempio da seguire. Il suo organismo ha oscillato più volte sull'orlo del collasso. Il sistema immunitario ha risposto come previsto, ma in egual misura uno qualsiasi dei morsi successivi avrebbe potuto scatenare una reazione allergica violenta e portare a una morte improvvisa. Nessuna persona di buon senso dovrebbe tentare di ripercorrere quella strada solo per ottenere anticorpi simili.

Cosa ci insegna questa storia sul futuro della medicina d'urgenza

Il lavoro sul preparato ispirato al sangue di Friede si inserisce in una tendenza più ampia che sta spostando la farmacologia dall'era dei sieri animali verso anticorpi umani di precisione. Strategie simili sono già impiegate in oncologia, nel trattamento delle malattie autoimmuni e nelle infezioni gravi. Ora la stessa direzione comincia ad affacciarsi nella tossicologia.

Se nei prossimi anni sarà possibile confermare l'efficacia e la sicurezza del nuovo cocktail, a guadagnarci di più saranno gli abitanti dei villaggi più remoti nei paesi tropicali. Un preparato universale potrebbe essere conservato nei centri sanitari locali e somministrato anche là dove mancano medici specializzati. Basterebbe una formazione di base del personale e scorte sufficienti di farmaco.

Per il lettore comune, la storia di Friede può essere anche un ammonimento contro la romanticizzazione degli esperimenti estremi sul proprio corpo. In questo caso eccezionale, un tentativo rischioso si è concluso con una collaborazione scientifica e con una concreta possibilità di dar vita a un nuovo farmaco. Ma lungo la strada ci sono state molte situazioni in cui lo stesso esperimento avrebbe potuto terminare per sempre — con una dose di veleno di troppo. Vale la pena ricordare qualcos'altro: dietro ogni straordinaria svolta medica ci sono anni di studi pazienti, migliaia di ore di analisi e centinaia di piccoli passi compiuti uno dopo l'altro.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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