Perché botti di calce vecchie di 400 anni rivelano i segreti di una città norvegese

Una scoperta inaspettata sotto le strade di Skien

Durante uno scavo archeologico nella città norvegese di Skien, i ricercatori hanno portato alla luce tre botti di quercia rimaste interrate sin dal XVII secolo. Il loro contenuto e il modo in cui erano state nascoste stanno aiutando gli studiosi a capire come veniva costruita una delle città più antiche della Norvegia sudorientale.

Non si trattava di semplici contenitori in legno. Erano recipienti perfettamente conservati risalenti al Seicento, il cui contenuto e la cui collocazione sotterranea raccontano oggi qualcosa di straordinario: come veniva pianificata e realizzata l’espansione urbana di Skien, città nota anche come luogo di nascita del drammaturgo Henrik Ibsen.

I ricercatori dell’istituto norvegese per il patrimonio culturale NIKU collegano direttamente queste botti alle attività edilizie in una Skien in rapida crescita. La città ha una lunga storia come centro commerciale del legno e porto affacciato su un fiordo.

Gli archeologi, durante le indagini nei pressi della via Torggata, hanno trovato le tre botti di quercia esattamente dove qualcuno le aveva sistemate oltre quattro secoli fa. Erano intatte, non spostate né danneggiate, a indicare un utilizzo regolare e intenzionale. Attorno ad esse si conservava uno spesso strato di materiale ricco di calce e un pestello ligneo che ricordava un robusto battitura da malta.

Cosa contenevano le botti sepolte nel centro di Skien

A prima vista si sarebbe potuto pensare a vecchi contenitori per birra o merci da lunghi viaggi in mare. Le analisi di laboratorio hanno però smentito rapidamente questa ipotesi. I ricercatori hanno prelevato campioni dall’interno delle botti e dai sedimenti esterni, esaminando ogni strato al microscopio e con tecniche chimiche.

Nelle botti veniva conservata calce spenta, ovvero il materiale che, mescolato con sabbia e acqua, produce la malta da muratura. È uno degli ingredienti fondamentali dell’edilizia in un periodo in cui la città si espandeva intensamente e veniva ricostruita dopo una serie di grandi incendi.

Le botti di calce dimostrano che a Skien funzionava un sistema ben organizzato di raccolta e preparazione dei materiali, non semplici attività improvvisate sui cantieri. Il pestello ligneo rinvenuto veniva probabilmente usato per mescolare la calce spenta con acqua e altri componenti direttamente nel punto di stoccaggio.

La malta di calce svolgeva molteplici funzioni:

  • fungeva da legante tra mattoni e pietre
  • serviva per realizzare intonaci interni ed esterni
  • proteggeva i muri dall’umidità e dal fuoco meglio del legno
  • garantiva una finitura liscia delle pareti, fondamentale per gli edifici di rappresentanza
  • favoriva il passaggio dalla costruzione in legno a strutture più durevoli
  • accelerava la ricostruzione della città dopo gli incendi devastanti
  • ottimizzava la logistica dei lavori edilizi
  • riduceva i costi di trasporto del materiale attraverso la città

Le botti rappresentavano dunque una sorta di piccola “stazione produttiva” locale della malta, al servizio delle abitazioni e delle botteghe vicine. Per gli abitanti di Skien dell’epoca, questo significava lavori edilizi più rapidi ed efficienti.

Perché i costruttori nascondevano la calce sottoterra

Una delle domande più affascinanti riguarda il motivo per cui le botti finirono sottoterra. I ricercatori concordano: non si tratta di un semplice interramento accidentale di scarti di cantiere. L’analisi della disposizione degli strati del terreno e lo stato di conservazione del legno indicano un posizionamento consapevole e pianificato.

La calce spenta richiede condizioni di conservazione stabili. Temperature troppo elevate, gelo intenso o bruschi sbalzi di umidità possono compromettere le sue proprietà leganti. Interrare le botti permetteva di mantenere una temperatura pressoché costante durante tutto l’anno e di proteggere il materiale dal congelamento.

Lo stoccaggio nel terreno preservava la calce dal gelo e dal surriscaldamento, mantenendola sempre “pronta” per essere unita a sabbia e acqua nel momento in cui i muratori ne avevano bisogno. Questo metodo offriva un ulteriore vantaggio: riduceva il rischio di contatto accidentale della calce fresca con la pioggia, che avrebbe potuto innescare reazioni chimiche incontrollate.

Per gli abitanti della Skien del XVII secolo, le botti interrate rappresentavano un deposito semplice, economico ed efficace di un materiale chiave per la costruzione di strutture murarie più durature. I ricercatori del NIKU, grazie agli strati conservati, sono riusciti a ricostruire non solo il contenuto ma anche le modalità d’uso di questi depositi sotterranei.

Come la città sopravviveva agli incendi devastanti

Nel XVII secolo Skien era una città esposta al rischio di incendi. La fitta costruzione in legno, i focolari aperti, i forni e i magazzini di merci facevano sì che le fiamme si diffondessero facilmente fuori controllo. Le fonti archivistiche documentano diversi grandi incendi che resero necessaria la ricostruzione di interi quartieri.

Gli archeologi ipotizzano che le botti di calce spenta rinvenute fossero utilizzate proprio durante una di queste fasi di ricostruzione. L’abbandono della costruzione esclusivamente in legno richiedeva una logistica efficiente e una gestione oculata della malta. Invece di trasportarla da un capo all’altro della città, parte dei materiali veniva preparata in loco, direttamente sotto le future case e botteghe.

Una rete ben organizzata di questi “punti di deposito sotterranei” poteva accelerare significativamente i lavori. Per i cittadini dell’epoca aveva un valore non solo economico, ma anche psicologico: vedevano la loro città rinascere in una forma più solida e resistente.

I ricercatori del NIKU hanno in programma di continuare le analisi chimiche e le datazioni. Vogliono stabilire, tra l’altro, se la calce provenisse da fornaci locali o fosse importata da altre regioni. Questo aiuterà a comprendere meglio le reti commerciali e l’entità degli investimenti edilizi nella Skien della prima età moderna.

Cosa rivelano tre botti sull’intera città

Sebbene il ritrovamento possa sembrare modesto, i ricercatori lo considerano un tassello importante di un puzzle più grande. Combinato con scoperte precedenti dal centro di Skien — frammenti di muri, resti di pavimentazioni e tracce di antiche botteghe — emerge il ritratto di una città che investiva consapevolmente in soluzioni edilizie moderne.

La calce spenta rimane un materiale prezioso anche oggi nel restauro dei monumenti storici. Traspira bene, è elastica e si armonizza perfettamente con il mattone e la pietra di epoca storica. Per questo motivo i lavori di conservazione contemporanei in Scandinavia tornano spesso a tecniche simili a quelle utilizzate dagli antichi muratori di Skien.

Per le autorità urbane e gli storici, questi scavi hanno un’ulteriore dimensione pratica. Consentono di pianificare l’edilizia odierna in modo più consapevole. Conoscere le antiche strade, le botteghe e i depositi di materiali aiuta a capire quali aree nascondono ancora preziose testimonianze nel sottosuolo e quali possono essere destinate a nuovi sviluppi senza particolari limitazioni.

Tracce simili di depositi di calce, mattoni o legno vengono rinvenute dagli archeologi anche in Polonia, tra l’altro nelle parti antiche di Danzica, Toruń e Cracovia. Questo tipo di scoperte aiuta a comprendere meglio come funzionavano le antiche “catene di approvvigionamento” nel settore edilizio e come si svolgeva il lavoro quotidiano degli artigiani.

Perché questa scoperta interessa anche chi vive fuori dalla Norvegia

La storia di tre botti di calce provenienti da una piccola città norvegese può sembrare discreta, ma tocca questioni vicine a molte comunità europee. La lotta contro gli incendi, il passaggio dal legno alla muratura e la ricerca di soluzioni durature in tempi di risorse tecnologiche limitate erano problemi comuni a tanti centri urbani del continente.

Per i pianificatori e gli architetti contemporanei, è un prezioso promemoria: un’infrastruttura duratura nasce non solo da buoni progetti, ma soprattutto da un approccio razionale ai materiali, al loro stoccaggio e al loro utilizzo. In questo senso, le tre botti di quercia piene di calce provenienti dalla norvegese Skien sono qualcosa di più di una semplice curiosità storica.

Dimostrano quanto si possa leggere in oggetti tecnici apparentemente elementari, sepolti sotto le strade odierne. La calce del XVII secolo rivela l’organizzazione del lavoro, la logistica delle forniture e la capacità degli abitanti di adattarsi alle esigenze del loro tempo. Non è solo la storia di tre botti, ma di come le persone riuscirono a costruire una città più resiliente, anche senza le tecnologie moderne.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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