Il porto sommerso vicino ad Alessandria potrebbe nascondere la leggendaria tomba di Cleopatra

Una scoperta subacquea riaccende il mistero millenario

Al largo delle coste egiziane, gli archeologi hanno portato alla luce un porto sommerso che potrebbe avvicinarli alla soluzione di uno dei grandi enigmi dell’antichità. Da oltre duemila anni gli storici cercano il luogo di sepoltura di Cleopatra VII, ultima regina dell’antico Egitto.

Il ritrovamento sul fondale del Mediterraneo ha suscitato speranze proprio per la sua posizione geografica. Le rovine del porto giacciono a pochi chilometri da un tempio che molti ricercatori considerano il sito più probabile della sua sepoltura. La struttura scoperta rafforza la teoria secondo cui l’area intorno a Taposiris Magna avesse un significato del tutto speciale per Cleopatra.

La notizia ha raggiunto rapidamente le redazioni internazionali e il team di ricerca guidato da Kathleen Martinez. Questa giurista originaria della Repubblica Dominicana ha abbandonato la carriera forense per dedicarsi all’archeologia e alla ricerca della tomba di Cleopatra. Dal 2022 il suo gruppo conduce scavi intensivi a Taposiris Magna, dove ha portato alla luce un’ampia rete di gallerie sotterranee, camere funerarie e ambienti rituali.

Perché il porto sommerso potrebbe riscrivere la teoria sulla tomba della regina

Il 18 settembre 2025 il Ministero egiziano del Turismo e dei Beni Culturali ha annunciato il ritrovamento dei resti di un antico porto inabissato lungo la costa vicino ad Alessandria. Sott’acqua sono state individuate mura difensive, banchine e frammenti di strutture che indicano come questo fosse un importante snodo commerciale durante il tardo periodo egiziano.

La sola esistenza di tale porto non sarebbe di per sé rivoluzionaria, se non fosse per la sua ubicazione. I resti si trovano a pochi chilometri da Taposiris Magna, un complesso templare distante circa cinquanta chilometri dall’odierna Alessandria. Proprio questo sito è da anni al centro dell’ipotesi che Cleopatra possa essere stata sepolta insieme a Marco Antonio in una tomba monumentale.

Il porto sottomarino appena scoperto si inserisce perfettamente nell’organizzazione dell’infrastruttura antica attorno a Taposiris Magna, rafforzando la convinzione di parte degli studiosi che quest’area avesse un ruolo eccezionale per l’ultima regina d’Egitto. Secondo Martinez, l’intera struttura formava con il porto sommerso un vasto complesso religioso legato al culto di Osiride e Iside.

La ricercatrice ha dichiarato più volte ai media di essere convinta che Cleopatra avesse scelto proprio quel luogo per la propria sepoltura, un sito profondamente connesso alla dea con cui si identificava. Nelle interviste ha sottolineato che mancano solo tempo e paziente lavoro subacqueo per verificare questa visione.

Chi è l’archeologa che ha deciso di trovare Cleopatra

Kathleen Martinez è originaria della Repubblica Dominicana e i suoi primi successi professionali li ottenne nel diritto penale. Col tempo cambiò completamente percorso, dedicandosi agli studi sull’età ellenistica e sulla storia egizia. Da anni collabora con archeologi egiziani e i suoi progetti si avvalgono del sostegno di National Geographic.

Dal 2022 il suo team conduce lavori intensivi a Taposiris Magna. Nel corso degli scavi ha riportato alla luce un’estesa rete di corridoi sotterranei, camere funerarie e spazi rituali. Secondo Martinez, l’insieme di queste strutture, unitamente al porto sommerso adiacente, formava un imponente complesso religioso connesso al culto di Osiride e Iside.

La studiosa dispone di moderne tecnologie geofisiche, scanner laser e immagini satellitari. Questi strumenti permettono di mappare il terreno anche al di sotto della superficie marina con una precisione impensabile per le generazioni precedenti di archeologi. Il lavoro del suo team è documentato da National Geographic, che ha realizzato un film dedicato all’intero progetto.

Per Kathleen Martinez questa ricerca è una missione di vita. Spiega spesso ai media che è proprio a Taposiris Magna che vede la chiave per comprendere gli ultimi anni di vita di Cleopatra e la sua concezione dell’esistenza nell’aldilà.

Cosa hanno trovato gli archeologi nel tempio e perché supporta la teoria della tomba

Taposiris Magna era un tempio dedicato a Osiride e Iside che ai tempi di Cleopatra fungeva da importante centro di culto. Al momento della sua morte, l’area era ancora fuori dal controllo diretto di Roma. Per una regina che pianificava il proprio funerale, questo aveva un’importanza enorme: poteva contare sul fatto di non essere profanata dai vincitori.

Nel corso degli scavi condotti nel santuario e nei dintorni, i ricercatori hanno trovato numerose tracce risalenti al periodo del regno di Cleopatra. I ritrovamenti comprendono:

  • monete con l’effigie di Iside e simboli legati alla dinastia dei Tolomei
  • ceramiche e vasellame del periodo del suo regno
  • camere funerarie destinate chiaramente a personaggi di alto rango
  • resti di rituali che fondevano la tradizione religiosa egizia con quella greca, proprio come faceva la regina stessa
  • frammenti di statue raffiguranti divinità in stile ellenistico
  • iscrizioni in geroglifici e in alfabeto greco
  • altari con offerte votive a Iside e Osiride
  • resti di cerimonie legate al concetto di immortalità

Gli archeologi confrontano questi dati con le descrizioni degli autori antichi, secondo cui Cleopatra si percepiva come incarnazione vivente di Iside. Taposiris Magna, con il suo potente culto dedicato a questa dea, corrisponde perfettamente a tale immagine. Il porto sommerso nelle immediate vicinanze aggiunge un ulteriore tassello al puzzle: suggerisce che il sito fosse non solo religiosamente rilevante, ma anche strategicamente collegato alla costa e ai commerci mediterranei.

Se Cleopatra riposasse davvero a Taposiris Magna, la sua tomba potrebbe essere stata collegata al mare tramite un percorso cerimoniale o un approdo speciale, i cui resti oggi gli archeologi osservano sul fondale. Una simile connessione sarebbe coerente sia con la concezione egizia del viaggio dell’anima nell’aldilà, sia con la visione greca della monumentalità della sepoltura regale.

Come si svolge la ricerca archeologica sott’acqua

La scoperta del porto sottomarino è solo l’inizio. Il team di Martinez deve ora organizzare una complessa operazione di ricerca in cui subacquei e specialisti di archeologia marina avranno un ruolo fondamentale. Il lavoro sott’acqua è notoriamente molto più impegnativo degli scavi tradizionali sulla terraferma.

Ogni frammento di ceramica, ogni blocco di pietra o elemento decorativo richiede una documentazione precisa e un recupero lento e accurato. Correnti marine, scarsa visibilità e il rischio di danneggiare strutture che sul fondale hanno resistito per secoli, forse millenni, rendono tutto più complesso. Gli archeologi si avvalgono di sonar, telecamere subacquee e strumenti appositamente progettati per operare in ambiente marino.

Sarà fondamentale stabilire se il porto era operativo negli ultimi decenni prima della conquista romana dell’Egitto. In caso affermativo, aumenterebbe la probabilità che fosse parzialmente utilizzato ai tempi di Cleopatra e che avesse importanza per il trasporto di persone e merci legate alla sua corte. I ricercatori dateranno gli oggetti ritrovati tramite il metodo del radiocarbonio, confrontandoli con i reperti provenienti da altri siti.

Perché la scoperta della tomba cambierebbe la nostra visione dell’antico Egitto

Cleopatra VII è una delle figure più celebri dell’antichità. Nella cultura popolare spiccano soprattutto le sue relazioni con Giulio Cesare e Marco Antonio, la spietata propaganda romana e la drammatica morte dopo la sconfitta ad Azio. La maggior parte di queste narrazioni, però, ci è giunta attraverso i resoconti dei suoi avversari.

Gli archeologi sperano che il ritrovamento della tomba permetterebbe di separare parte delle leggende da ciò che è scientificamente verificabile. La struttura stessa del sepolcro, le iscrizioni, la scelta delle divinità protettrici o il modo in cui la coppia reale viene raffigurata direbbero su Cleopatra molto di più di qualsiasi opera letteraria o cinematografica. Una tomba ipotetica potrebbe diventare una delle fonti più preziose per comprendere il declino dell’antico Egitto.

Per l’Egitto contemporaneo, una simile scoperta rappresenterebbe un potenziale turistico straordinario. Il nuovo sito diventerebbe rapidamente uno dei luoghi più visitati del paese, al pari delle piramidi di Giza o della Valle dei Re. Il paese sta già investendo nella modernizzazione di musei e infrastrutture turistiche per attirare un numero sempre maggiore di visitatori.

Il ritrovamento del luogo di sepoltura di Cleopatra solleverebbe anche interrogativi sulle modalità di valorizzazione di questo patrimonio. Tutti i reperti dovrebbero essere resi accessibili immediatamente, o parte di essi dovrebbe rimanere in camere sigillate? Come conciliare il significato religioso del sito con il turismo di massa? Sono dilemmi ben noti ai responsabili delle altre necropoli egiziane.

Cosa accadrà nei prossimi mesi di ricerca

Per seguire le prossime fasi della ricerca, National Geographic propone un documentario dedicato al lavoro del team di Martinez. Il film mostra sia gli scavi a Taposiris Magna sia i preparativi per le immersioni nel porto appena localizzato. Gli spettatori vedono la vita reale di un archeologo sul campo: lunghe settimane senza risultati spettacolari, alternate a momenti in cui un singolo frammento di pietra cambia l’intera direzione della ricerca.

Il successo in un progetto come questo raramente dipende da una singola scoperta. Più spesso è il risultato di un paziente collegamento di piccoli indizi: un riferimento dimenticato in un testo di duemila anni fa, una moneta minuscola ritrovata in uno scavo di dieci anni fa e una nuova immagine sonar acquisita proprio oggi al largo di Alessandria.

Questi progetti ci ricordano quanto il nostro sguardo sull’antichità dipenda dalla fortuna, dalla perseveranza e dal coraggio di poche persone disposte a scavare per anni nella sabbia, immergersi in acque torbide e continuare a porre domande a cui finora nessuno ha saputo rispondere. Forse proprio adesso siamo a un passo dal svelare un segreto che ha attraversato imperi, rivoluzioni religiose e rivoluzioni tecnologiche.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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