Un uomo di settantacinque anni vive da cinque anni in un parcheggio. Sogna solo un piccolo camper

Tutta una vita nel bagagliaio di un’auto

L’intera esistenza di quest’uomo si è ridotta a quello che entra nel baule di una macchina. Roger, ex dipendente di una compagnia aerea, ha perso il tetto sopra la testa dopo un conflitto familiare e si è ritrovato intrappolato in una vita sospesa tra la cassa di un supermercato e l’ingresso di un parcheggio.

Oggi sopravvive con una pensione modesta, dorme sui sedili anteriori della sua vettura e ripete sempre la stessa cosa: se mai vincesse alla lotteria, non si comprerebbe una villa, ma un semplice caravan in cui potersi finalmente stendere come si deve.

Come un ex dipendente Air France è finito senza casa

La storia di Roger ha origini del tutto ordinarie. Per molti anni ha lavorato per la grande compagnia aerea Air France. Dopo il pensionamento, affittava una piccola casa con giardino nella regione del Loiret, pagando 480 euro al mese. Una spesa significativa per un pensionato, ma ancora sostenibile.

Aveva la sua routine quotidiana, il giardino, i vicini di casa. Una vita semplice ma ordinata. Tutto è cambiato quando il proprietario ha deciso di mettere in vendita l’immobile.

Per Roger non c’era che un’unica conseguenza: lo sfratto. Acquistare una casa era fuori discussione, visto che la pensione non era sufficiente. Decise quindi di trasferirsi dalla madre nel comune periferico di L’Haÿ-les-Roses, non lontano da Parigi. L’appartamento era piccolo, ma garantiva un riparo e un senso di sicurezza.

Una disputa ereditaria con i propri figli si è conclusa con l’espulsione dall’appartamento

Quella relativa tranquillità non durò a lungo. Dopo la morte della madre emerse la questione dell’eredità, che sfociò in un aspro conflitto con i figli di Roger. Invece del sostegno familiare, il pensionato sentì dire che doveva andarsene. Fu così che si ritrovò in strada, senza alternative concrete e con un budget estremamente limitato.

Roger non aveva risparmi che gli permettessero di affittare un nuovo appartamento nei dintorni di Parigi. Gli affitti erano saliti così tanto che nemmeno con l’aiuto del comune riusciva a trovare qualcosa di adatto alle sue possibilità economiche. La ricerca di soluzioni si chiudeva ogni volta in un nulla di fatto, finché a un certo punto smise del tutto di guardare gli annunci.

Quando non ci si può permettere nemmeno un monolocale, l’ultima sistemazione disponibile diventa spesso un’automobile parcheggiata tra un supermercato e una tavola calda self-service. Per Roger, il centro della sua esistenza è diventato il parcheggio di un centro commerciale a Thiais, vicino a Parigi.

Perché il pensionato ha scelto proprio quel parcheggio

Roger ha eletto come suo indirizzo il parcheggio di un centro commerciale a Thiais, nei pressi di Parigi. Conosce questo posto fin dagli anni Settanta, quando stava appena sorgendo. Per lui quella distesa di cemento con le sbarre di accesso è quasi familiare quanto lo era il cortile di casa sua. Le persone si alternano ogni giorno: chi va a fare la spesa al Carrefour, chi pranza al Flunch. Lui è rimasto per sempre.

Come dice lui stesso, in quel parcheggio si sente abbastanza al sicuro. La sorveglianza lo conosce, così come i dipendenti dei negozi e dei ristoranti sanno chi è quel signore anziano nella vecchia automobile. Non cerca risse, non beve, non crea problemi. Cerca di confondersi tra la gente, rimanendo però abbastanza visibile da non tentare nessuno a cacciarlo via.

  • Fa la spesa nel supermercato del centro commerciale
  • Scalda i pasti pronti nella tavola calda self-service tipo Flunch
  • Risolve l’igiene personale utilizzando i bagni pubblici accessibili
  • Trascorre le giornate tra l’auto e la galleria commerciale
  • Dorme la notte sui sedili anteriori del veicolo in posizione semiseduta
  • Conosce per nome le guardie e i dipendenti, costruendosi un’illusione di stabilità

Quello che per gli altri è una breve sosta per fare acquisti, per lui è diventato un domicilio fisso. E va avanti così da cinque anni. Gli esperti segnalano che questo fenomeno si sta diffondendo in Europa soprattutto tra gli anziani con pensioni basse.

Come si vive ogni giorno in un’auto senza riscaldamento né privacy

La macchina di Roger non è un camper, ma una normale autovettura. Non ha un letto, una doccia né una cucina. I sedili fungono da materasso, il bagagliaio da armadio e spazio per i documenti. L’anziano ammette che ormai nulla funziona più: il motore si è arreso, la radio è muta, il riscaldamento non scalda. Pochi giorni fa l’auto si è fermata del tutto, senza possibilità di spostarsi nemmeno di un metro.

In condizioni simili è difficile parlare di un sonno normale. Roger dorme in posizione semiseduta con le gambe piegate, senza potersi allungare né girare comodamente. Col tempo hanno iniziato a comparire conseguenze fisiche: una delle gambe è fortemente gonfia, con la pelle arrossata e tesa.

I medici della Croce Rossa non riescono a stabilire con certezza la causa, ma non hanno dubbi che le condizioni in cui vive contribuiscano al peggioramento del suo stato di salute. Dormire a lungo in un’automobile non è semplice disagio: sono dolori articolari concreti, problemi circolatori e il rischio di complicazioni serie.

Le temperature estreme e il sistema immunitario indebolito distruggono la salute di un settantenne

Roger racconta che d’estate l’interno dell’auto diventa un forno. Il termometro può arrivare a cinquanta gradi Celsius. In quelle condizioni è difficile anche solo respirare, figurarsi dormire. D’inverno è l’opposto: mani gelate, fiato che si vede nell’aria e vestiti che non si asciugano mai del tutto. L’assenza di riscaldamento fa sì che ogni serata più fresca diventi una sfida da superare.

Nelle ultime settimane lo ha colpito un virus. Ha perso l’appetito e ha avuto difficoltà ad alimentarsi. Quando si vive con una pensione bassa e ogni pasto rappresenta una spesa, alcuni giorni senza nutrirsi normalmente non sono solo un problema di salute, ma anche economico. È intervenuta in suo aiuto un’unità medica della Croce Rossa.

Il medico che lo ha visitato gli ha diagnosticato alterazioni degenerative agli occhi tipiche dell’età, la cosiddetta forma secca di degenerazione maculare legata all’invecchiamento. È un ulteriore tassello che mostra quanto fragile sia diventata la sua autonomia. Secondo gli esperti, le persone che vivono in condizioni estreme sono molto più vulnerabili alle malattie infettive.

Quando i sogni si restringono alle dimensioni di un caravan

Nelle conversazioni Roger scherza spesso dicendo che solo una vincita alla lotteria cambierebbe il suo destino. La cosa sorprendente è di cosa parla come primo acquisto. Non menziona il lusso né i viaggi esotici. Vorrebbe semplicemente comprarsi un buon camper — una piccola casa su ruote dove potersi stendere, sdraiarsi su un letto vero e avere qualche armadietto per le sue cose.

Per molte persone il caravan è il simbolo delle vacanze e della libertà. Per lui rappresenta un’abitazione dignitosa, completa di fornello, riscaldamento e bagno. Una casa del genere non richiede contratti d’affitto, cauzioni né verifiche della solvibilità creditizia. Basta un posto dove parcheggiare, possibilmente un po’ più tranquillo di quello sotto un centro commerciale.

I sociologi sottolineano il numero crescente di anziani che si trovano in bilico sull’orlo della condizione di senza tetto. Basta un solo evento sfortunato: la vendita dell’appartamento da parte del proprietario, una malattia, un conflitto in famiglia. Nel caso di Roger, questi elementi si sono combinati in una storia triste e compiuta.

Cosa ci dice la situazione di Roger sulla vecchiaia nella realtà quotidiana

La vicenda di questo settantacinquenne illumina alcuni fenomeni di cui spesso si parla solo in termini teorici. In primo luogo, il problema dell’accessibilità abitativa per chi percepisce una pensione bassa: anche quando lo Stato eroga sussidi, raramente è possibile pagare un affitto in una grande città. In secondo luogo, la fragilità dei legami familiari, dai quali dipende spesso se un anziano avrà un posto dove vivere.

Per una parte dei pensionati l’automobile diventa l’ultima barriera prima della vita per strada. Dall’esterno sembra una soluzione temporanea, ma nella pratica quel “temporaneo” può durare anni interi. Con il passare del tempo è sempre più difficile uscire da questo circolo vizioso: la salute si deteriora, la voglia di sbrigare pratiche burocratiche diminuisce e le energie per un trasloco semplicemente vengono meno.

I funzionari del suo comune hanno tentato di trovargli una sistemazione, ma si sono scontrati con la dura realtà del mercato degli affitti: prezzi elevati e lunghe liste d’attesa per gli alloggi comunali. Questo mostra quanto sia difficile tirare qualcuno fuori da una situazione del genere, una volta che ci è caduto dentro. Le autorità competenti registrano centinaia di casi simili in tutto il paese.

Vale la pena tenerlo a mente quando si pensa alla propria vecchiaia e al sostegno da dare alle persone care. Gesti semplici — verificare se qualcuno in famiglia ha difficoltà con l’affitto, aiutare nei rapporti con gli uffici pubblici o offrire consulenza nella firma di un contratto d’affitto — possono evitare situazioni in cui l’unico rifugio rimane il sedile del guidatore in un parcheggio perennemente illuminato. Non basta affidarsi al sistema dei sussidi e agli alloggi comunali quando la domanda supera di gran lunga l’offerta.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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