Il vulcano preistorico sotto il Pacifico batte ogni record

Solo le moderne tecnologie di rilevamento stanno rivelando cosa si nasconde realmente nelle profondità oscure dell’oceano: un gigantesco vulcano a scudo, vecchio di 145 milioni di anni, piatto come un piatto e più grande di qualsiasi altra montagna di fuoco conosciuta sulla Terra. Questa struttura porta il nome di Tamu Massif e sta cambiando radicalmente la nostra comprensione della formazione dei fondali oceanici.

La scoperta a 2.000 metri di profondità che ha sorpreso gli scienziati

Questo colossale vulcano giace nell’area di Shatsky Rise, un remoto altopiano sottomarino situato circa 1.600 chilometri a est del Giappone. Chi osserva le mappe dall’alto distingue inizialmente solo alcune lievi elevazioni. Proprio questo dettaglio ha confuso i geologi per decenni interi.

Le cartografie più datate mostravano tre colline separate. Numerosi esperti partivano quindi dal presupposto che si trattasse di diverse formazioni vulcaniche indipendenti tra loro. Queste strutture non ricevettero mai una denominazione ufficiale, venivano considerate normali irregolarità del fondale marino.

In realtà, dietro tutto questo si cela un unico vulcano, più grande di qualsiasi altro conosciuto sulla Terra e così piatto da essere stato erroneamente percepito per decenni come una catena montuosa separata.

La svolta è arrivata grazie alle misurazioni sismiche, durante le quali le onde sonore attraversano il fondale marino. I dati hanno rivelato flussi di lava continui che collegano tutte le presunte colline individuali. Questo ha dimostrato che non si tratta di un gruppo di piccoli vulcani, ma di un sistema continuo con una fonte comune.

Le dimensioni di questo mostro geologico lasciano senza fiato

Le dimensioni del Tamu Massif superano quasi ogni immaginazione. La superficie misura approssimativamente 120.000 miglia quadrate, corrispondenti a circa 310.000 chilometri quadrati.

  • Superficie del Tamu Massif: circa 310.000 km²
  • Superficie dello stato americano del Nuovo Messico: dimensione simile
  • Mauna Loa (Hawaii): circa 5.000 km²
  • Olympus Mons (Marte): dimensione comparabile

Nessun altro vulcano conosciuto sulla Terra raggiunge un’estensione simile. Il fattore decisivo non è solo l’area, ma anche la struttura: il Tamu Massif costituisce un’unica formazione vulcanica continua, non un insieme di centri minori collegati.

Per la ricerca questo significa che vaste porzioni del fondale oceanico provengono direttamente da un unico, massiccio complesso eruttivo. Scoperte di questo tipo aiutano a rivalutare completamente la storia della Terra e l’evoluzione della crosta terrestre.

Un vulcano che non assomiglia affatto a un vulcano

Chi associa il termine vulcano a un cono ripido con un cratere fumante, in questo caso è fuori strada. Il Tamu Massif ricorda piuttosto un’enorme tartaruga dalla cupola piatta che si nasconde sotto il Pacifico.

I pendii scendono così gradualmente che una persona in piedi sul fianco faticherebbe a riconoscere in quale direzione il terreno declina. Il punto più alto del vulcano si trova circa 6.500 piedi, quindi intorno ai 2.000 metri, sotto il livello del mare. La base riposa a profondità di quasi 6,5 chilometri.

La struttura si è formata grazie a potenti flussi di lava che si sono diffusi lontano sul fondo marino, costruendo un ampio altopiano a scudo.

Questi vulcani a scudo nascono da lava relativamente fluida che può scorrere lontano prima di solidificarsi. Sulla terraferma, l’esempio classico è quello delle Hawaii. In mare, forme così estese sono estremamente rare e il Tamu Massif rimane finora unico nel suo genere.

Il confronto con i giganti vulcanici dello spazio

Per dare un’idea delle dimensioni, i ricercatori amano fare paragoni con l’Olympus Mons su Marte, considerato il più grande vulcano del sistema solare. Quando si sovrappongono entrambe le strutture nella stessa scala, diventa chiaro: il Tamu Massif gioca davvero nella stessa categoria.

Per confronto: il Mauna Loa, il più grande vulcano attivo della Terra, raggiunge solo circa 2.000 miglia quadrate, cioè meno di 5.000 chilometri quadrati. Rispetto al massiccio sottomarino, persino il Mauna Loa appare quasi delicato.

La traccia di un’esplosione magmatica vecchia 145 milioni di anni

Geologicamente parlando, il Tamu Massif porta il sigillo del primo periodo Cretaceo. Le stime parlano di un’età di circa 145 milioni di anni. La fase principale di attività è durata probabilmente solo un periodo relativamente breve, dopodiché il vulcano si è addormentato e da allora rimane in quiete.

La formazione di questa struttura richiede un enorme serbatoio magmatico nelle profondità del mantello terrestre. Per un tempo limitato, questo magma è risalito in quantità enormi, si è diffuso sul fondo marino e ha formato strato dopo strato l’attuale vulcano a scudo.

Uno studio pubblicato in Nature Geoscience suggerisce che un’unica fuoriuscita magmatica concentrata può trasformare drasticamente il fondale oceanico. Gli altopiani oceanici come Shatsky Rise sono da tempo considerati prodotti di eventi vulcanici estremi, ma il Tamu Massif fornisce ora un esempio particolarmente drastico.

Perché questa scoperta riscrive le conoscenze geologiche

La classificazione del Tamu Massif come il più grande vulcano a scudo singolo sulla Terra solleva diverse domande fondamentali.

Le grandi province vulcaniche possono rilasciare enormi quantità di gas e particelle. Teoricamente, possono così influenzare cambiamenti climatici, acidificazione degli oceani o estinzioni di massa. Per il Tamu Massif mancano ancora dati precisi sui volumi di emissioni e sulla durata dell’attività, ma le dimensioni suggeriscono che l’impatto potrebbe essere stato considerevole.

Per la geologia, il vulcano offre una sorta di laboratorio per comprendere come il mantello terrestre si scarica quando l’energia si accumula per lungo tempo e poi si rilascia in una fase breve quasi esplosivamente.

Inoltre, se un vulcano così enorme è stato trascurato per così tanto tempo, sorge la domanda: quali altre strutture dormono ancora nell’oscurità degli abissi marini? Vaste porzioni del fondale oceanico sono mappate solo grossolanamente. Misurazioni più precise potrebbero portare ulteriori sorprese.

Come gli scienziati scoprono questi giganti degli abissi

Nessuno vede direttamente questo vulcano, dato che giace completamente sott’acqua. Per identificarlo, gli esperti utilizzano metodi tecnici che essenzialmente “radiografano” il fondale marino.

  • Riflessione sismica: Le onde sonore vengono inviate nel sottosuolo e si riflettono da diversi strati rocciosi. Dai tempi di percorrenza emerge un’immagine tridimensionale.
  • Misurazione del campo gravitazionale: Le differenze di densità nella roccia modificano localmente il campo gravitazionale della Terra. Sensori precisi catturano queste deviazioni.
  • Batimetria: Utilizzando ecoscandagli o laser, gli scienziati misurano la profondità dell’acqua e creano mappe dettagliate del rilievo del fondale marino.

Nel caso del Tamu Massif, soprattutto le coperture laviche continue nei dati sismici non hanno lasciato alcun dubbio: qui giace una formazione vulcanica unitaria che era stata semplicemente interpretata male fino ad ora.

Cosa dovrebbero sapere tutti su questi vulcani sottomarini

Chi sente la parola “vulcano” pensa a flussi di lava, nuvole di cenere ed eruzioni spettacolari sulla terraferma. Sott’acqua valgono regole leggermente diverse. La colonna d’acqua sopra i vulcani esercita una pressione enorme. Questo fa sì che la lava eruttiva si comporti diversamente e molti processi rimangono otticamente poco spettacolari, anche se geologicamente sono potenti.

I vulcani sottomarini possono:

  • creare nuovo fondale oceanico e contribuire a spostare i continenti,
  • modificare la composizione chimica e la temperatura dell’acqua marina,
  • creare habitat per organismi speciali delle profondità, ad esempio presso i “fumatori neri”.

Anche se il Tamu Massif oggi appare inattivo, la sua esistenza dimostra quali forze siano all’opera nell’interno della Terra. Mega-eruzioni di questo tipo modellano paesaggi, influenzano correnti marine e lasciano tracce che persistono per centinaia di milioni di anni.

Per la vita quotidiana, le persone hanno poco da temere da questo vulcano specifico: secondo le conoscenze attuali si è estinto in epoca preistorica. Resta comunque affascinante, ad esempio per valutare altre grandi province vulcaniche come quelle nell’Oceano Indiano o al largo della costa indiana, dove potrebbero essere avvenuti processi simili.

Chi guarderà la prossima volta le mappe satellitari del Pacifico vedrà forse solo un altopiano poco appariscente. Dietro questa forma discreta si nasconde però uno dei più grandi protagonisti geologici della storia della Terra: silenzioso, nascosto, eppure fondamentale per il pianeta su cui viviamo.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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