Il relitto del sommergibile francese ritrovato dopo 80 anni al largo della Spagna

Una scoperta che riemerge dal silenzio dell’Atlantico

Il sottomarino francese Le Tonnant sparì nelle acque caotiche del 1942, da qualche parte lungo la costa atlantica. Solo la combinazione di archivi familiari privati e sonar di ultima generazione ha permesso a ricercatori francesi e spagnoli di individuarne il luogo di riposo definitivo, nel Golfo di Cadice.

La sua vicenda racconta una delle storie dimenticate della Seconda Guerra Mondiale: quella di ex alleati che si ritrovarono improvvisamente a fronteggiarsi su lati opposti del conflitto. Per gli storici, il relitto costituisce una testimonianza preziosa della complessa politica del governo di Vichy e del caos generato dall’Operazione Torch in Nord Africa.

Il contesto: un sottomarino intrappolato tra due fuochi

Le Tonnant apparteneva alla marina del governo di Vichy, che dopo la sconfitta francese del 1940 cercava di barcamenarsi tra una dichiarata neutralità e le pressioni di entrambe le fazioni in guerra. Nell’autunno del 1942, questo fragile equilibrio crollò definitivamente. Lo sbarco degli Alleati in Nord Africa trascinò il sottomarino in un vortice di eventi su cui l’equipaggio aveva pochissimo controllo.

I ricercatori dell’università della Bretagna e dell’università di Cadice erano riusciti nel corso dei decenni a restringere l’area di ricerca grazie alle annotazioni del giornale di bordo e alle mappe custodite tra i documenti personali del comandante Antoine Corre. Tuttavia, la zona alla foce del Guadalquivir presenta condizioni di visibilità subacquea estremamente precarie, rendendo le immersioni tradizionali del tutto inutilizzabili.

Come iniziò l’ultima missione: Casablanca, novembre 1942

Nel novembre del 1942, il sommergibile era ormeggiato a Casablanca. Aveva appena completato una riparazione parziale — diversi sistemi di bordo non funzionavano correttamente — e l’equipaggio era ridotto. In quel momento il porto fu colpito da un violento attacco aereo americano. Le bombe caddero con una rapidità sorprendente, distruggendo infrastrutture e navi francesi che il giorno prima non erano tecnicamente in guerra con gli Stati Uniti.

Nelle primissime fasi del bombardamento perse la vita il comandante Maurice Paumier. In circostanze drammatiche, il controllo del mezzo passò al suo vice, il tenente Antoine Corre. Questi si trovò a gestire un’imbarcazione danneggiata, un equipaggio stremato e appena qualche siluro ancora operativo.

Le Tonnant lasciò il porto sotto i colpi dell’artiglieria nonostante i gravi danni subiti, per affrontare un nemico che fino a poco prima era considerato un alleato. Per i marinai era anche una questione d’onore: restare immobili sotto le bombe era semplicemente impensabile. Quello scontro breve e impari con le forze americane divenne il simbolo doloroso di un’epoca in cui vecchi partner si trovarono contrapposti sulle stesse acque.

Tra l’armistizio e l’affondamento definitivo

Dopo giorni di combattimenti intensi fu dichiarato un cessate il fuoco. Ma per Le Tonnant non arrivò nessuna quiete. Il sommergibile navigava in mare aperto senza ordini chiari, mentre le decisioni politiche venivano prese a migliaia di chilometri di distanza. Le comunicazioni erano intermittenti, i comandanti non sapevano se tentare di raggiungere Tolone, ancora sotto il controllo di Vichy, o cercare un’altra via d’uscita.

Mentre l’unità navigava in superficie, subì un nuovo attacco aereo. Questa volta si trattò di un errore degli stessi Alleati: gli aerei americani scambiarono il sottomarino per un obiettivo nemico. I nuovi danni resero impossibile la rotta verso la Francia. I sistemi erano troppo compromessi e il rischio di affondare in mare aperto cresceva di ora in ora.

Il comando di bordo si trovò davanti a una scelta straziante: restare in mare rischiando la cattura o il disastro, oppure autoaffondare il mezzo per evitare che cadesse in mani straniere mettendo in pericolo l’equipaggio? Nei pressi di Cadice fu presa la decisione finale: evacuazione del personale e affondamento volontario dell’imbarcazione. Le Tonnant scomparve in silenzio, senza che ne venisse registrata ufficialmente la posizione.

L’equipaggio abbandonò il ponte e il sottomarino scese sul fondo dell’Atlantico. Nei documenti ufficiali comparvero solo brevi menzioni laconiche; nei ricordi familiari sopravvissero racconti drammatici del caos di quegli ultimi giorni. Per più di ottant’anni nessuno riuscì a confermare il punto esatto in cui il viaggio del sommergibile aveva avuto fine.

Come i sonar moderni hanno rivelato la sagoma del relitto nel fango

Il ritrovamento non è stato affatto casuale. Il team di ricercatori delle università di Bretagna e Cadice aveva pianificato una campagna di esplorazione articolata in più fasi. Un ruolo determinante lo giocarono gli archivi privati della famiglia del comandante defunto: diari di bordo conservati, appunti e mappe contenevano indizi sufficienti a circoscrivere significativamente la zona di ricerca.

Il problema principale era la scarsissima trasparenza delle acque alla foce del Guadalquivir. Una densa sospensione di particelle finissime rende sostanzialmente inutile qualsiasi immersione tradizionale e ogni forma di ricerca con subacquei. Era indispensabile ricorrere a una tecnologia capace di “vedere” attraverso il mare torbido.

Entrò in azione una nave da ricerca dotata di sonar multifascio di ultima generazione. Questi strumenti proiettano verso il fondale un ventaglio di onde acustiche che rimbalzano sugli oggetti restituendo informazioni precise sulla loro forma. Il risultato è una mappa tridimensionale del fondo marino, paragonabile a un’ecografia del letto oceanico.

Dai dati acquisiti emerse la sagoma di un’unità le cui dimensioni, proporzioni e disposizione degli elementi corrispondevano perfettamente ai piani tecnici del Le Tonnant. I ricercatori identificarono con chiarezza le caratteristiche distintive:

  • il profilo della torretta di comando con l’accesso allo scafo
  • la disposizione della poppa parzialmente sepolta dai sedimenti
  • i resti dei tubi lanciasiluri
  • la collocazione dei timoni e delle derive direzionali

Sebbene la sezione posteriore del sottomarino fosse in gran parte sprofondato nel fondale e nei sedimenti, il sonar restituì una silhouette inequivocabile. Questo ha permesso di collegare il relitto con un elevato grado di certezza al sommergibile del periodo bellico. L’università della Bretagna ha definito ufficialmente il risultato come un caso di “identificazione con un grado di certezza molto elevato”.

Perché il mare conserva la memoria meglio degli archivi di Stato

La storia del Le Tonnant mostra con quanta facilità episodi bellici specifici possano sfuggire alla memoria collettiva. Il conflitto in Nord Africa viene spesso associato alle grandi operazioni terrestri e ai ribaltamenti politici, non al destino di un singolo sottomarino rimasto schiacciato tra l’incudine e il martello.

Dal punto di vista del governo di Vichy, quell’episodio era scomodo: combattere contro truppe che di lì a poco sarebbero diventate alleate non si inseriva facilmente nei semplici racconti del dopoguerra. Gli Alleati, dal canto loro, preferivano celebrare le grandi vittorie piuttosto che ricordare scontri caotici con reparti francesi.

Il risultato è che il mare si è rivelato un archivio più duraturo delle istituzioni statali. Il fondale oceanico ha preservato la forma del sottomarino, i segni dei danni subiti e la testimonianza silenziosa della decisione finale dell’equipaggio, mentre i documenti tacevano o rimanevano chiusi nei cassetti delle famiglie. Gli archeologi sottolineano che i resti materiali offrono spesso informazioni più precise dei frammentari registri scritti.

Gli altri sommergibili perduti nella lista dei ricercatori

Il ritrovamento del Le Tonnant non è soltanto un successo tecnico. Per gli archeologi marini rappresenta anche uno stimolo a indagare più a fondo la flotta sottomarina francese degli anni di guerra. L’attenzione dei ricercatori si concentra ora su altri sommergibili affondati nello stesso periodo e anch’essi mai localizzati con precisione.

Al centro dell’interesse ci sono in particolare quattro unità:

  • Sidi-Ferruch — un sottomarino affondato con tutto l’equipaggio, probabilmente in seguito ad azioni belliche nello stesso arco di tempo
  • Conquérant — un’altra unità perduta della marina di Vichy, il cui destino non è ancora completamente documentato
  • Orphée — un mezzo sparito in circostanze poco chiare nell’area del Mediterraneo
  • Sfax — unità citata nei ricordi dei veterani, ma senza una posizione precisa del relitto

I ricercatori contano di individuare questi relitti attraverso tecniche sonar simili, integrate dall’analisi delle testimonianze orali e dei documenti dispersi. Ciascuna di queste unità fa parte di una storia più ampia fatta di lealtà contrastanti, scelte politiche e tragedie personali. Gli studiosi dell’Istituto per la Ricerca Marina di Marsiglia hanno già avviato i lavori preparatori per la mappatura di ulteriori aree di ricerca.

Perché ritrovare un relitto dopo tanti anni conta ancora

A prima vista potrebbe sembrare una curiosità tecnica: un altro punto sulla mappa dei relitti sommersi. In realtà, le conseguenze sono ben più ampie e significative. Un successo del genere produce almeno cinque effetti concreti e duraturi.

Offre alle famiglie dei marinai un ricordo tangibile dei propri cari. Fornisce agli storici prove concrete sull’andamento degli eventi. Aiuta a verificare versioni contrastanti dell’epoca. Dimostra quanto si siano trasformati gli strumenti della ricerca marina nelle ultime decadi. Porta all’attenzione del grande pubblico episodi poco noti della Seconda Guerra Mondiale.

Il relitto del Le Tonnant diventa anche un banco di prova concreto per nuove metodologie di ricerca. I sonar multifascio, l’analisi computerizzata delle forme, la creazione di modelli 3D del fondale — tutte tecnologie che trovano poi applicazione in ambiti diversi, dalla tutela ambientale alla pianificazione di infrastrutture marine. Gli strumenti impiegati per localizzare il relitto fanno ormai parte della dotazione standard di diverse navi da ricerca in Europa.

La storia di una singola unità del 1942 potrebbe sembrare lontana dai problemi di oggi. Eppure molte persone seguono questi annunci con grande interesse. Il motivo è semplice: nella microstoria — come quella della sorte di un sottomarino — è molto più facile riconoscere la dimensione umana della guerra che non nei racconti di intere fronti. La decisione di autoaffondarsi non fu una mossa astratta su una scacchiera strategica, ma il dramma vissuto da poche decine di uomini che dovevano conciliare doveri contraddittori: verso i superiori, verso la patria, verso le proprie possibilità di sopravvivenza. Il relitto ritrovato ricorda che dietro ogni punto sulle mappe delle operazioni belliche si nascondono esattamente scelte simili a quelle.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

Scroll to Top