I segnali degli extraterrestri potrebbero aver già sfiorato la Terra senza che ce ne accorgessimo

Decenni di ascolto, ancora nessuna risposta

Da decenni puntavamo i nostri radiotelescopi verso il cosmo, eppure non abbiamo mai intercettato una prova concreta dell’esistenza di altre civiltà. Una recente analisi teorica, però, solleva una possibilità decisamente inquietante.

Civiltà extraterrestri avanzate potrebbero aver inviato segnali in direzione del nostro pianeta molto tempo fa, e noi semplicemente non li abbiamo rilevati. Questo non implica necessariamente che gli alieni non esistano. Indica piuttosto quanto siamo ascoltatori imperfetti e casuali in un universo sconfinato e caotico.

Da oltre mezzo secolo gli scienziati cercano sistematicamente tracce di civiltà tecnologicamente sviluppate al di fuori della Terra. Progetti come SETI si avvalgono di reti di radiotelescopi distribuiti in tutto il mondo, eppure i risultati rimangono frustranti. Nessun segnale convincente, nessun messaggio inequivocabile. Gli astronomi tuttavia avvertono che l’assenza di prove non equivale a una prova di assenza.

Il problema del tempismo e delle coordinate spaziali

I più recenti studi teorici suggeriscono che il nodo centrale potrebbe risiedere nel fattore temporale e nelle coordinate spaziali. L’universo è di una vastità inimmaginabile e i segnali elettromagnetici si propagano a velocità finita. Se una civiltà avesse inviato un messaggio diretto verso il Sistema Solare migliaia o addirittura milioni di anni fa, le onde avrebbero già abbandonato la nostra regione di spazio prima ancora che cominciassimo ad ascoltare.

Cosa cercano davvero gli scienziati nello spazio

Gli esperti di astrobiologia usano il termine technosignature per indicare qualsiasi traccia misurabile prodotta dalla tecnologia di una civiltà aliena. Questi indicatori possono manifestarsi in forme molto diverse e non tutti sono rilevabili con gli strumenti attuali.

I radiotelescopi presso osservatori come Arecibo o Green Bank captano le onde elettromagnetiche provenienti da regioni lontanissime del cosmo. Gli scienziati cercano in modo specifico segnali che non potrebbero avere un’origine naturale: impulsi periodici, bande di frequenza molto strette oppure schemi codificati simili ai nostri sistemi di telecomunicazione terrestri.

  • Trasmissioni radio insolite con spettro ristretto
  • Impulsi laser diretti verso lo spazio
  • Sfere di Dyson che avvolgono le stelle
  • Contaminazione chimica nelle atmosfere degli esopianeti
  • Megastrutture artificiali che alterano la luminosità stellare
  • Segnali ottici modulati
  • Variazioni nella radiazione infrarossa indicative di consumo energetico

Perché avremmo potuto lasciarci sfuggire i messaggi alieni

La finestra temporale in cui la nostra civiltà ha attivamente prestato ascolto all’universo è straordinariamente breve su scala cosmica. La radioastronomia ha poco più di un secolo di storia e i programmi sistematici come SETI sono attivi da circa sessant’anni. Un battito di ciglia nella storia della Via Lattea.

Stelle simili al nostro Sole esistono da miliardi di anni e i pianeti che le orbitano possono ospitare vita per periodi enormi. Se un’altra civiltà avesse inviato un segnale diecimila anni fa, le onde elettromagnetiche avrebbero già lasciato la nostra zona di spazio prima che costruissimo il primo radiotelescopio. Esperti del Massachusetts Institute of Technology hanno calcolato che la probabilità di una coincidenza temporale tra trasmissione e ricezione è statisticamente molto bassa.

In aggiunta, le nostre tecnologie di rilevamento hanno portata e sensibilità limitate. Un radiotelescopio può captare segnali solo da una certa direzione e in una specifica banda di frequenza. L’universo però offre combinazioni praticamente infinite di direzioni, frequenze e istanti temporali. L’astronomo Frank Drake già negli anni Sessanta elaborò la sua celebre equazione per stimare il numero di civiltà comunicanti nella galassia.

Quante civiltà potrebbero esistere nella nostra galassia

L’equazione di Drake tiene conto di fattori come il tasso di formazione stellare nella Via Lattea, la percentuale di stelle con pianeti, il numero di pianeti in zona abitabile e la probabilità che emerga vita intelligente. I risultati variano enormemente a seconda dei valori assegnati alle singole variabili.

Le stime pessimistiche suggeriscono che la nostra potrebbe essere una civiltà isolata, o una delle pochissime esistenti nella galassia. I calcoli più ottimistici ammettono l’esistenza di migliaia o addirittura milioni di società tecnologicamente avanzate. Astrofisici della University of California a Berkeley sottolineano però che tutti i parametri dell’equazione sono gravati da un’incertezza enorme.

C’è poi il problema della durata di vita delle civiltà. Se una società tecnologica esiste in media solo qualche centinaio o migliaio di anni prima di autodistruggersi o di passare ad altre forme di comunicazione, la probabilità che due civiltà si sovrappongano nello spazio e nel tempo crolla drasticamente. Alcune ricerche ipotizzano che culture avanzate potrebbero adottare metodi comunicativi più efficienti dal punto di vista energetico, come le onde gravitazionali o i fasci di neutrini.

Segnali direzionali contro trasmissioni omnidirezionali

È improbabile che una civiltà aliena sprechi le risorse necessarie per inviare messaggi omnidirezionali all’intera galassia. Molto più efficiente è puntare un fascio ristretto verso sistemi stellari promettenti. Questo però implica che qualsiasi trasmettitore extraterrestre debba mirare con precisione alle coordinate del Sistema Solare.

Astronomi dell’Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics hanno calcolato che un fascio laser o radio strettamente collimato può essere rilevabile a distanza di migliaia di anni luce, ma soltanto se la Terra si trova esattamente sulla sua traiettoria. Se il fascio mancasse il bersaglio anche solo di una frazione di grado, non riceveremmo assolutamente nulla. La probabilità di una simile collimazione precisa è eccezionalmente bassa.

Inoltre la Terra orbita attorno al Sole, che a sua volta si muove all’interno della Via Lattea a circa duecento chilometri al secondo. La nostra posizione nell’universo cambia quindi in modo continuo. Un segnale puntato verso il luogo in cui si trovava la Terra centomila anni fa mancherebbe oggi il bersaglio di una distanza enorme. Qualsiasi civiltà extraterrestre dovrebbe calcolare la nostra posizione attuale, tenendo conto di tutte le influenze gravitazionali in gioco.

Come aumentare le probabilità di intercettare un segnale

Gli scienziati raccomandano di ampliare lo spettro delle frequenze monitorate e di impiegare algoritmi di intelligenza artificiale sempre più sofisticati per filtrare gli enormi volumi di dati provenienti dai radiotelescopi. Il progetto Breakthrough Listen, finanziato da Yuri Milner, sta già analizzando petabyte di informazioni raccolte da osservatori sparsi in tutto il mondo.

Un’altra opzione è costruire telescopi sul lato nascosto della Luna, dove sarebbero schermati dalle interferenze terrestri. L’osservatorio cinese FAST nella provincia del Guizhou, con il suo diametro di cinquecento metri, è oggi tra gli strumenti più sensibili mai realizzati. L’Agenzia Spaziale Europea ESA pianifica missioni dedicate alla rilevazione di biosignature nelle atmosfere degli esopianeti attraverso la spettroscopia.

Tutto questo non significa che dovremmo arrenderci alla ricerca. Significa piuttosto che occorre più pazienza e più creatività nei metodi adottati. Forse proprio in questo momento un segnale sta attraversando la nostra atmosfera e il nostro hardware attuale non è in grado di riconoscerlo. Quanto poco sappiamo, in fondo, di tutto ciò che l’universo potrebbe star cercando di dirci?

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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