Perché sempre più anziani non riescono a staccare gli occhi dallo smartphone invece dei nipoti

I ruoli a tavola si sono ribaltati

I nipoti arrivano per il pranzo domenicale, ma nonna e nonno scorrono Facebook senza alzare la testa. Le parti si sono invertite in modo sorprendente, e i sociologi parlano ormai apertamente di una nuova generazione di anziani digitali.

Fino a poco tempo fa erano i più grandi a rimproverare gli adolescenti di mettere giù il telefono e tornare alla realtà. Oggi accade sempre più spesso il contrario: sono i giovani a chiedere ai genitori e ai nonni di riporre lo smartphone almeno durante le riunioni di famiglia. Un cambiamento così marcato che gli studiosi lo definiscono una vera svolta generazionale.

L’immagine del pensionato con il giornale cartaceo in mano sta scomparendo. Al suo posto c’è una persona anziana che scorre il feed di Facebook senza sosta, guarda video su YouTube o manda meme agli amici. Secondo ricerche citate dai media americani, le persone over 65 trascorrono già il doppio del tempo su YouTube rispetto a soli due anni fa.

Dal “nonna, mi stai ascoltando?” al “nonno, smetti con Facebook”

I ventenni descrivono situazioni che, un decennio fa, sarebbero sembrate assurde. Vanno a trovare i nonni e questi preferiscono scorrere il social network, guardare video di gatti o cercare curiosità online. La domanda che rimbalza sempre più spesso è: a cosa serve venire a trovarli se il contatto è comunque filtrato da uno schermo?

Lo smartphone doveva essere uno strumento per mantenere i legami familiari, ma in molte case è diventato una barriera tra le generazioni. I giovani si lamentano che i loro nonni preferiscono il mondo digitale a una vera conversazione. Gli psicologi avvertono che questa tendenza rischia di creare un paradosso: la tecnologia pensata per avvicinare le persone finisce per allontanarle.

Per molti anziani soli, il telefono è diventato una sorta di compagno digitale, sempre a portata di mano e pronto a riempire i pensieri. Chi si sveglia alle tre di notte trova nello smartphone sul comodino il rimedio più immediato contro la noia.

Perché gli anziani si sono immersi così profondamente negli schermi

Questo cambiamento non è avvenuto dal nulla. Diversi fattori hanno agito contemporaneamente e con grande rapidità. Il momento di svolta è stata la pandemia. Per poter vedere la famiglia, partecipare a una messa online, consultare il medico o sbrigare pratiche burocratiche, molti anziani hanno dovuto imparare a usare telefoni, computer e applicazioni di messaggistica. Per moltissimi di loro è stato il primo contatto intenso con le nuove tecnologie, e si sono scoperti capaci di farcela.

Quella che era cominciata come una necessità si è trasformata rapidamente in abitudine, e poi in passatempo. Chi ha scoperto che con un clic può rivedere le foto di una vecchia compagna di scuola, seguire un concerto in streaming o trovare consigli sulla salute, difficilmente smette. Quello che durante il lockdown era uno strumento di sopravvivenza è diventato routine quotidiana.

Gli attuali sessantenni e settantenni sono spesso persone che hanno concluso la propria carriera lavorativa con un computer sulla scrivania. Non temono la tecnologia, sanno usare le app, accedere all’home banking e prenotare visite mediche online. A tutto questo si aggiunge una grande disponibilità di tempo libero. La pensione, le serate solitarie, i figli che vivono in altre città o all’estero, i problemi di sonno: tutto questo crea le condizioni ideali per un uso intensivo dello smartphone.

  • videochiamate con familiari sparsi per il mondo
  • gruppi di supporto per malati o caregiver
  • canali di esercizio fisico dedicati agli over sessanta
  • corsi online per coltivare vecchi hobby
  • contatti con la parrocchia o i circoli per anziani
  • accesso a informazioni sanitarie e telemedicina
  • visione di spettacoli culturali e concerti
  • mantenimento dei contatti con gli amici di gioventù

Il confine sottile tra utilizzo utile e dipendenza dallo schermo

Gli esperti di salute mentale segnalano una linea molto sottile tra un uso ragionevole della tecnologia e un comportamento che inizia ad assomigliare alla dipendenza. Da un lato, restare in contatto tramite app di messaggistica o social network riduce davvero il senso di solitudine. Dall’altro, quando lo schermo comincia a sostituire gli incontri in persona, il problema emerge chiaramente.

Gli specialisti individuano diversi segnali d’allarme: rinunciare a uscire di casa per non dover interrompere la navigazione, consumare i pasti esclusivamente davanti allo schermo, irritarsi quando i familiari chiedono di posare il telefono, e perdere interesse per i passatempi precedenti. I medici registrano in alcuni anziani sintomi analoghi a quelli osservati nei giovani con dipendenza dai social network.

Per molti senior che vivono soli, il telefono è diventato una sorta di compagno digitale, sempre disponibile a intrattenere la mente. Questa forma di fuga dalla solitudine può sembrare innocua a prima vista, ma nel lungo periodo sostituisce le relazioni umane autentiche. I neurologi avvertono che lo scorrimento passivo dei contenuti senza uno scopo preciso può contribuire a difficoltà di concentrazione e sbalzi d’umore.

Il nuovo ruolo genitoriale dei nipoti verso i nonni

Figli e nipoti si trovano improvvisamente in un ruolo per cui nessuno li ha preparati. Sono loro a dover spiegare alla nonna cosa sono le fake news, a controllare cosa il nonno condivide su Facebook, ad avvertire dei rischi legati agli investimenti fasulli e alle terapie miracolose. I giovani si accorgono che i loro cari over sessanta o settanta operano spesso senza alcun filtro.

Gli adolescenti imparano a scuola l’igiene digitale e hanno limiti di utilizzo impostati dai genitori sui loro dispositivi. Gli anziani, invece, navigano senza questa rete di sicurezza. Nessuno ha detto loro quante ore davanti allo schermo siano troppe, né come riconoscere i contenuti che alimentano paura o aggressività. Le persone più anziane sono particolarmente vulnerabili alle manipolazioni online: credono facilmente a notizie sensazionali sulla salute, a messaggi a catena ingenui o a pubblicità di investimenti con rendimenti impossibili.

I nipoti diventano così le guide digitali dei propri nonni. Devono spiegare pazientemente come riconoscere un contenuto sospetto: verificare la fonte delle informazioni, non cliccare sui link ricevuti tramite SMS che si spacciano per la banca, mostrare come leggere i commenti e le recensioni sotto un video o un articolo. Questa educazione trasmessa dai nipoti può avere un impatto concreto sulla sicurezza degli anziani nello spazio digitale.

Cosa succede al cervello degli anziani con lo smartphone in pensione

Gli scienziati osservano con crescente attenzione come l’uso intensivo degli schermi influenzi il cervello degli anziani. Alcuni effetti possono essere sorprendentemente positivi: risolvere enigmi online, imparare nuove applicazioni, conversare in chat o gestire l’home banking stimolano la memoria, l’attenzione e le funzioni esecutive. I neurologi dell’Università della California hanno rilevato che gli anziani che utilizzano regolarmente le tecnologie digitali mostrano una maggiore flessibilità cognitiva.

Il discorso cambia radicalmente nel caso di ore e ore di scorrimento passivo senza uno scopo. Questo tipo di utilizzo favorisce l’irritabilità, i problemi di concentrazione e gli sbalzi d’umore. A tutto questo si aggiunge la mancanza di sonno, quando lo schermo illumina gli occhi fino a tarda notte. L’insieme di questi fattori può aggravare problemi di salute già esistenti, inclusi stati d’ansia o depressione.

Si fa sempre più spazio la proposta che il tema dell’igiene digitale in età pensionistica diventi parte integrante della cura medica ordinaria, accanto ai consigli alimentari o alle raccomandazioni sull’attività fisica. I medici dovrebbero chiedere attivamente agli anziani delle loro abitudini legate agli schermi, proprio come fanno per il fumo o il consumo di alcol.

Tra la vicinanza online e il vero incontro attorno alla tavola

La nuova quotidianità digitale degli anziani non deve necessariamente rappresentare una catastrofe. Può diventare un’opportunità, se le famiglie trovano il modo di combinare due cose: i vantaggi del contatto online e la qualità del tempo trascorso insieme lontano dagli schermi. Un semplice test domestico consiste nel chiedersi se, dopo una visita ai nonni, ricordiamo principalmente di cosa abbiamo parlato oppure quante volte hanno guardato il telefono.

Invece di criticare, vale la pena invitare gli anziani a condividere un rituale comune. Introdurre semplici regole familiari che riguardino tutte le generazioni funziona meglio di qualsiasi divieto. Per esempio: durante il pranzo della domenica, i telefoni restano in un’altra stanza. Se anche i nipoti mettono giù lo smartphone, sarà molto più difficile per i nonni difendersi con l’argomento che anche voi state sempre in mano al telefono.

Aiuta anche mostrarsi curiosi di ciò che l’anziano guarda. Invece di rimproverare con un “stai di nuovo fissando lo schermo”, si può dire: mostrami cos’hai trovato di interessante. Questo approccio apre la porta a una conversazione serena su quali contenuti abbiano valore e quali rubino soltanto tempo. Gli psicologi consigliano di puntare sulla motivazione positiva piuttosto che sulle restrizioni.

Vale la pena tenere a mente che, per alcuni anziani, lo schermo è solo la punta del problema: sotto c’è spesso la solitudine, la paura per la salute o la sensazione di essere esclusi dalla vita familiare. In questi casi nessuna applicazione può fare quanto una telefonata regolare, una breve visita o un rituale condiviso senza tecnologia. Lo smartphone può essere un ponte tra le generazioni, ma non dovrebbe diventare l’unico luogo in cui ci si incontra davvero.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

Scroll to Top