Il consiglio dei 19 gradi non vale per tutti
Gli specialisti del risparmio energetico lo ripetono sempre più spesso: il vecchio consiglio di mantenere 19 gradi in casa è una semplificazione eccessiva. Le analisi più recenti dimostrano che la cosiddetta “magica diciannovesima” non funziona allo stesso modo per chiunque.
Questa raccomandazione nacque durante le crisi energetiche degli anni Settanta del secolo scorso. Il messaggio era semplice: abbassa la temperatura e risparmi energia. Il problema è che quel numero ha progressivamente acquisito lo status di verità universale, pur non essendo mai stato uno standard applicabile a tutti.
Chi si occupa di gestione energetica ricorda che un valore fisso unico non tiene conto di differenze fondamentali tra abitazioni e residenti: il grado di isolamento dell’edificio, il clima regionale e l’esposizione solare, le abitudini dei conviventi, la loro età e le condizioni di salute. Per molte persone, 19 gradi non garantisce un comfort adeguato, soprattutto negli appartamenti poco coibentati o quando si trascorre molto tempo seduti.
Una parte degli esperti di riscaldamento indica con sempre maggiore chiarezza un valore diverso come compromesso più realistico tra benessere termico e bollette. Le loro osservazioni nascono dall’esperienza pratica e dal comportamento reale degli impianti termici in diverse tipologie di edifici.
Il comfort termico è molto più di un numero sul termometro
Anche se due appartamenti hanno identici 19 gradi, la sensazione può essere radicalmente diversa. Diversi fattori agiscono contemporaneamente sulla percezione del calore. L’isolamento di pareti e finestre conta enormemente: le superfici fredde “risucchiano” il calore dal corpo. Sedere vicino a una parete non coibentata o a una finestra che non chiude bene fa sentire freddo anche a una temperatura apparentemente corretta.
L’umidità dell’aria influenza in modo significativo la sensazione di calore. Un’aria troppo secca, con un’umidità del 30–35%, fa percepire quegli stessi 19–20 gradi come più freddi. Al contrario, un’umidità eccessiva crea un’atmosfera pesante e soffocante.
Anche l’attività svolta durante la giornata determina le esigenze di temperatura. Chi pulisce casa o cucina se la cava bene con temperature più basse rispetto a chi rimane seduto per ore davanti al computer. L’abbigliamento domestico rappresenta poi un altro strato importante: una maglietta sottile, calzini leggeri e caviglie scoperte richiedono i termosifoni più alti rispetto a un maglione caldo e calze spesse.
Invece di aggrapparsi ciecamente a un numero, è più sensato ascoltare il proprio corpo e reagire ai suoi segnali. Brividi, mani fredde, sonnolenza o surriscaldamento dicono sempre più della propria situazione reale rispetto a qualsiasi dato standardizzato.
Cosa determina davvero il benessere in casa
Per capire perché a volte 19 gradi non bastano, bisogna considerare una serie di circostanze concrete. Gli specialisti del riscaldamento hanno individuato i principali fattori in gioco:
- Isolamento di pareti e finestre – le superfici fredde riducono la percezione del calore anche quando la temperatura dell’aria è alta
- Umidità dell’aria – l’aria secca fa sentire più freddo, quella troppo umida crea sensazione di afa
- Attività quotidiana – lavorando al computer si ha bisogno di un ambiente più caldo rispetto a quando ci si muove
- Abbigliamento domestico – indumenti leggeri richiedono temperature più alte rispetto a strati sovrapposti con calzini caldi
- Esposizione alla luce solare – i locali esposti a sud si riscaldano naturalmente durante il giorno
- Ventilazione e correnti d’aria – aprire spesso le finestre o le infiltrazioni causano rapide dispersioni di calore
- Pavimentazione – le piastrelle fredde disperdono il calore molto più velocemente rispetto ai tappeti o ai pavimenti in legno
Gli studiosi di termodinamica degli edifici sottolineano ripetutamente che il comfort termico è un parametro soggettivo. Ciò che funziona per un giovane uomo in buona salute potrebbe non andare bene per un’anziana con reumatismi o per una famiglia con bambini piccoli.
Sono 20 gradi il nuovo punto d’equilibrio?
Molti esperti di riscaldamento oggi indicano che la vera “zona di comfort” per l’abitante medio si avvicina più ai 20 gradi, soprattutto nella zona giorno della casa, dove si trascorre la maggior parte del tempo. Intorno ai 20 gradi la maggior parte delle persone percepisce un netto miglioramento del benessere: spariscono i piccoli brividi, è più facile restare seduti a lungo in smart working, e le bollette non devono necessariamente aumentare in modo drammatico se l’appartamento è almeno discretamente coibentato.
La differenza di un solo grado spesso incide più sul comfort che sulla bolletta, a patto di non esagerare con la temperatura di base e di curare l’isolamento. Gli ingegneri del riscaldamento avvertono da tempo che il passaggio da 19 a 20 gradi aumenta il consumo di energia di circa il 6%, ma il miglioramento soggettivo del comfort può arrivare fino al 30%.
Naturalmente dipende anche dal tipo di impianto termico. Una caldaia a condensazione a gas con valvole termostatiche si comporta diversamente dai riscaldatori elettrici diretti o dai caminetti a legna. Una pompa di calore lavora in modo più efficiente a una temperatura costante e leggermente più alta, piuttosto che oscillando tra il freddo e un riscaldamento brusco.
Non ogni stanza ha bisogno della stessa temperatura
Un altro errore comune consiste nell’impostare la stessa temperatura in tutto l’appartamento. L’organismo funziona diversamente in camera da letto rispetto al bagno o al soggiorno. Medici ed esperti del sonno concordano sul fatto che differenziare le zone termiche in casa è non solo economicamente vantaggioso, ma anche benefico per la salute.
Il soggiorno e lo studio richiedono circa 20 gradi Celsius. Sono spazi dedicati al riposo e al lavoro, quindi la temperatura deve favorire la permanenza prolungata in posizione seduta. La camera da letto degli adulti nella pratica si accontenta spesso di 16–18 gradi: un’aria più fresca facilita l’addormentamento e migliora la qualità del sonno. I neurologi confermano ripetutamente che una temperatura più bassa in camera favorisce la produzione di melatonina e allunga la fase del sonno profondo.
La stanza dei bambini di solito richiede 19–20 gradi, soprattutto per neonati e bambini piccoli che non hanno ancora sviluppato completamente la termoregolazione. Il bagno durante il lavaggio o la doccia dovrebbe raggiungere 21–22 gradi, mentre tra un utilizzo e l’altro la temperatura può scendere leggermente. Corridoi, ripostigli e locali tecnici si accontentano generalmente di 16–17 gradi, dato che non sono spazi di permanenza prolungata.
Questa suddivisione in zone spesso porta a risparmi maggiori rispetto al tenere ostinatamente 19 gradi ovunque. Si riscalda intensamente dove se ne ha davvero bisogno, senza sprecare energia nei locali di passaggio. Le moderne valvole termostatiche sui termosifoni permettono di regolare con precisione ogni singola stanza senza interventi complicati sull’impianto.
Come mantenere circa 20 gradi senza dissestare il bilancio
La preoccupazione di molti è semplice: se alzo la temperatura, le bollette schizzano in su immediatamente. In pratica dipende molto da come si gestisce il calore, non solo dal numero sul termometro. I consulenti energetici raccomandano alcuni interventi concreti.
Assicura un buon isolamento: guarnizioni alle finestre, soffitta coibentata e fessure tappate vicino alle porte possono fare più differenza che armeggiare con ogni grado del termosifone. Un metro di guarnizione autodesivante costa circa due euro e può farti risparmiare diverse centinaia di euro l’anno.
Imposta un termostato programmabile: mantenere 20 gradi costanti di giorno e una lieve riduzione di notte risulta generalmente meno costoso che riscaldare continuamente un appartamento che si è raffreddato. Sfrutta la luce solare: tenere le persiane aperte durante le giornate soleggiate permette di alzare naturalmente la temperatura di 1–2 gradi senza alcun costo. Dopo il tramonto è opportuno chiudere con cura tende e persiane per evitare che il calore scappi attraverso le superfici vetrate.
Tieni chiuse le porte dei locali freddi: altrimenti il calore del soggiorno migrerà negli spazi inutilizzati e si avrà la sensazione di “avere sempre freddo, anche con i termosifoni caldi”. Esegui inoltre la manutenzione regolare dell’impianto di riscaldamento: i termosifoni con aria e la caldaia non pulita da tempo consumano più combustibile erogando meno calore. Una volta all’anno un tecnico qualificato dovrebbe controllare l’intero impianto, pulire lo scambiatore e spurgare il circuito. Quell’investimento si ripaga nel corso di una sola stagione di riscaldamento.
Chi soffre particolarmente con 19 gradi
Anche se le campagne di risparmio energetico amano fare riferimento a un numero unico, per una parte della popolazione trascorrere regolarmente del tempo in un appartamento più freddo non è semplicemente sicuro. Riguarda soprattutto i bambini, gli anziani e le persone affette da malattie croniche. Geriatri e pediatri mettono in guardia da tempo contro il raffreddamento eccessivo dei soggetti vulnerabili.
L’apparato respiratorio è particolarmente sensibile: l’aria fredda e secca irrita le vie aeree, favorisce le infezioni e aggrava i sintomi dell’asma o della broncopneumopatia cronica ostruttiva. Articolazioni e muscoli ne risentono nelle persone con malattie reumatiche: l’intensificarsi del dolore in seguito a un significativo abbassamento della temperatura dell’appartamento è molto frequente.
La stanchezza cronica rappresenta un ulteriore rischio: l’organismo consuma più energia per mantenere la temperatura corporea. Negli anziani o nelle persone debilitate questo porta facilmente a una sensazione persistente di spossatezza. Per questi abitanti, una temperatura intorno ai 20 gradi non rappresenta tanto un comfort quanto una vera e propria necessità sanitaria. Vale la pena ricordarlo quando si pianificano “risparmi” sul riscaldamento in una casa multigenerazionale. I cardiologi avvertono inoltre che il raffreddamento eccessivo aumenta la pressione sanguigna e il rischio di infarto nei pazienti con problemi cardiovascolari.
Come trovare la temperatura ideale per sé e per la propria casa
Invece di cercare un unico valore magico, è meglio usare le raccomandazioni come punto di partenza. Per qualche giorno si può fare un semplice test: annotare la temperatura nel soggiorno e in camera da letto e, accanto, le sensazioni soggettive — se si sta bene, se si ha freddo, o se ci si sveglia con mal di gola.
Una buona direzione è impostare circa 20 gradi nella zona giorno e un leggero calo durante la notte e nei locali secondari. Se si continua ad avere freddo, prima di alzare subito la temperatura di 2–3 gradi, è meglio provare a regolare l’umidità, sigillare le finestre e indossare abiti domestici più caldi. Solo se nonostante tutto si percepisce ancora disagio si può aggiungere gradualmente un grado.
Non bisogna dimenticare la dinamica della giornata. Nelle ore di attività intensa non serve un appartamento altrettanto caldo rispetto alla sera sul divano. Le valvole termostatiche programmabili e i sistemi intelligenti di gestione del riscaldamento rendono sempre più semplice questo tipo di adattamento. Grazie a loro, la “temperatura ideale” smette di essere un numero fisso e diventa un intervallo flessibile che si adatta al ritmo quotidiano e al portafoglio di ciascuno.












