Il formaggio che sorprende i cardiologi? Nuovi studi sull’effetto sul cuore

Un’analisi irlandese ribalta le convinzioni sul formaggio e la salute cardiaca

Una recente analisi condotta da ricercatori irlandesi suggerisce che alcuni formaggi a pasta gialla potrebbero non essere così dannosi per il cuore come si è creduto a lungo. Gli studiosi si sono concentrati su uno specifico tipo di cheddar e sul suo impatto sul colesterolo in persone over cinquanta.

I risultati non stravolgono le raccomandazioni nutrizionali, ma rivelano una sfumatura interessante: il tipo di alimentazione delle mucche può modificare il profilo dei grassi nel formaggio, e di conseguenza la sua influenza sul sistema circolatorio. Lo studio apre così un dibattito su quanto sia opportuno valutare i formaggi in modo individuale, piuttosto che con criteri generici.

Da dove viene la cattiva reputazione del formaggio per il cuore?

Da anni il formaggio a pasta gialla è considerato un alimento da limitare quando si tiene alla salute cardiovascolare. Le ragioni principali sono due: l’elevato contenuto di grassi saturi e di sale. I grassi saturi possono innalzare i livelli di LDL, il cosiddetto colesterolo “cattivo”, favorendo l’aterosclerosi e il rischio di infarto.

Le principali associazioni cardiologiche americane raccomandano che i grassi saturi non superino il 5–6% dell’apporto energetico giornaliero. Con una dieta da 2.000 kcal, questo equivale a circa 13 grammi al giorno. Bastano pochi fette generose di formaggio per avvicinarsi a questa soglia in un unico pasto.

C’è poi il sodio: una porzione standard di cheddar, circa 28–30 grammi, apporta già 180 milligrammi di sodio. Il limite giornaliero consigliato per gli adulti si colloca tra 1.500 e 2.300 milligrammi. Il rischio di superarlo cresce facilmente, specialmente quando il formaggio compare in un panino, in una gratinatura e in una salsa nello stesso giorno.

Il formaggio giallo è un alimento concentrato: molte calorie, molti grassi e molto sale in poco peso. Per questo, ciò che conta davvero non è la sua semplice presenza nel menù, ma la quantità e la frequenza con cui viene consumato. Gli esperti delle università di Dublino sottolineano che sono proprio le porzioni eccessive a poter creare problemi al sistema cardiovascolare.

Non tutti i grassi saturi agiscono allo stesso modo

Un numero crescente di studi dimostra che mettere tutti i grassi saturi nella stessa categoria è eccessivamente semplicistico. Conta la lunghezza della catena degli acidi grassi e la loro origine. I ricercatori distinguono le seguenti tipologie:

  • Catena corta – generalmente considerate più neutre per il profilo lipidico
  • Catena media – vengono bruciate più rapidamente e si accumulano meno nel tessuto adiposo
  • Catena lunga – più spesso associate a variazioni sfavorevoli del colesterolo
  • Acido butirrico – presente nei latticini, può avere effetti antinfiammatori

I prodotti lattiero-caseari, formaggi inclusi, contengono un mix di tutti questi acidi. Si aggiungono altri componenti, come il calcio e la vitamina K2, che possono attenuare in parte gli effetti negativi. Per questo motivo gli scienziati analizzano sempre più spesso i singoli prodotti, invece di limitarsi a contare i grammi di grassi saturi.

I ricercatori di Dublino sottolineano che la matrice del formaggio — ovvero il modo in cui i nutrienti sono interconnessi al suo interno — può influenzare il modo in cui l’organismo elabora quei grassi. Questa osservazione è emersa in diversi studi pubblicati sull’International Dairy Journal.

Lo studio irlandese: come è stato progettato l’esperimento con il cheddar?

I ricercatori hanno suddiviso 58 partecipanti over cinquanta, in sovrappeso (BMI di almeno 25 kg/m²) e residenti a Dublino, in due gruppi. Nessuno di loro soffriva di gravi malattie croniche.

Il primo gruppo consumava ogni giorno 120 grammi di cheddar prodotto con latte di mucche allevate prevalentemente al pascolo. Il secondo gruppo riceveva la stessa quantità di formaggio ottenuto da mucche nutrite con mangimi standard in stalla. Entrambi i gruppi mangiavano porzioni pressoché identiche di formaggio, con l’unica differenza nell’alimentazione degli animali da cui proveniva il latte.

Vale la pena sottolinearlo: 120 grammi di formaggio al giorno equivalgono a circa quattro porzioni standard — decisamente più di quanto generalmente raccomandato dai nutrizionisti. Questo consumo elevato era intenzionale, per poter osservare eventuali differenze nei valori ematici dei partecipanti.

Cosa è successo al colesterolo dei partecipanti?

Dopo sei settimane, i ricercatori hanno valutato i livelli di colesterolo e il profilo lipidico nel sangue. Il risultato è stato piuttosto sorprendente: in entrambi i gruppi è diminuito sia il colesterolo totale che l’LDL, con un’entità di riduzione simile indipendentemente dal tipo di formaggio.

Le persone che consumavano il formaggio da latte di mucche al pascolo presentavano inoltre concentrazioni più basse di acidi grassi saturi circolanti nel sangue. Le differenze tra i gruppi si sono però ridotte dopo accurate correzioni statistiche — lo studio aveva un numero relativamente piccolo di partecipanti e una durata limitata.

I risultati indicano che il formaggio da latte di mucche al pascolo potrebbe favorire un profilo lipidico leggermente migliore, anche se non si tratta certo di un prodotto magico che protegge dall’infarto. Gli stessi autori evidenziano i limiti dello studio: manca un gruppo di controllo che non abbia consumato formaggio, la porzione giornaliera era molto elevata e il campione di osservazione era ridotto.

Dati di questo tipo offrono spunti interessanti, ma non consentono di modificare le linee guida ufficiali dei cardiologi. I ricercatori dell’University College Dublin raccomandano ulteriori studi su campioni più ampi.

Pascolo o stalla: cosa cambia nel modo di nutrire le mucche?

Le mucche che si nutrono principalmente di erba fresca al pascolo producono latte con una composizione diversa rispetto agli animali alimentati con mangimi composti in stalla. Nei formaggi ottenuti da latte di mucche al pascolo si trovano generalmente:

  • Una maggiore presenza di acidi grassi a catena corta e media
  • Una quota più alta di alcuni acidi omega-3
  • Un contenuto superiore di vitamina K2, che contribuisce alla regolazione del metabolismo del calcio nell’organismo
  • Un rapporto omega-6/omega-3 più favorevole
  • Una concentrazione più elevata di acido linoleico coniugato

La vitamina K2 è associata negli studi a un minor rischio di calcificazione dei vasi sanguigni. Non significa che ogni formaggio da pascolo purifichi automaticamente le arterie, ma può creare un ambiente più favorevole per il funzionamento del sistema circolatorio, soprattutto in combinazione con altri stili di vita sani.

I ricercatori del Teagasc Food Research Centre in Irlanda studiano da tempo le differenze tra il latte proveniente da diversi sistemi di allevamento. Le loro ricerche confermano che il pascolo ha un effetto misurabile sul valore nutritivo dei prodotti finali.

Quanta quantità di formaggio al giorno ha senso secondo gli studi di popolazione?

Oltre al breve esperimento irlandese, esistono osservazioni su larga scala che coinvolgono quasi 200.000 persone seguite per circa dieci anni. Le analisi mostrano che le persone che consumavano circa 40 grammi di formaggio al giorno presentavano un rischio di malattie cardiovascolari inferiore di circa il 18% rispetto a chi lo evitava quasi completamente.

Si tratta pur sempre di una correlazione: non è certo che sia stato il formaggio a proteggere, e non piuttosto lo stile di vita ad esso associato. Tuttavia i risultati suggeriscono che una quantità moderata di formaggio in un’alimentazione equilibrata non necessariamente danneggia il cuore, e anzi può inserirsi in un quadro complessivamente favorevole per la salute.

Per un adulto sano, l’intervallo ragionevole è in genere 30–40 grammi di formaggio al giorno, inserito in pasti a base di verdure e cereali e abbinato a regolare attività fisica. Questa quantità rientra nei limiti di un consumo responsabile di grassi saturi e sodio.

Diversa è la situazione per chi ha il colesterolo alto, ha avuto un infarto o soffre di insufficienza cardiaca. In questi casi, i nutrizionisti suggeriscono spesso 2–3 porzioni da 30–40 grammi a settimana, non al giorno, con una scelta attenta del tipo di formaggio. I medici delle cliniche cardiologiche sottolineano l’importanza di un approccio personalizzato.

Come scegliere il formaggio quando ci si prende cura del cuore?

I ricercatori sottolineano che, se ami il formaggio, non è necessario eliminarlo completamente. Ciò che conta è la scelta del prodotto specifico e il modo in cui viene integrato nell’alimentazione quotidiana.

Punta sulla qualità: i formaggi da latte di mucche al pascolo hanno spesso un profilo lipidico migliore e più vitamina K2. Controlla il contenuto di sale: cerca prodotti con meno sodio per 100 grammi; i produttori indicano sempre più spesso queste informazioni chiaramente in etichetta.

Pensa in termini di porzione, non di blocco intero: 30–40 grammi corrispondono a circa due fette sottili o a un piccolo triangolo delle dimensioni di un pacchetto di fiammiferi. Usa il formaggio come condimento: i tipi intensi e salati rendono meglio in piccole quantità, soltanto per insaporire.

I nutrizionisti consigliano spesso alle persone con malattie cardiache formaggi a basso contenuto di sale e grassi, come la mozzarella fresca, alcuni formaggi svizzeri, la ricotta o alcuni formaggi da latte di mucche al pascolo. Anche parmigiano, edam e gouda possono essere scelte adeguate, purché si rispettino porzioni ridotte.

Il formaggio va valutato nel contesto dell’intera dieta, non isolatamente

Nessun formaggio, nemmeno quello proveniente dal pascolo più biologico, può compensare il fumo quotidiano, la sedentarietà o un’alimentazione piena di prodotti ultra-processati. D’altra parte, una piccola porzione di cheddar o gouda di buona provenienza non rovinerà un’alimentazione curata con attenzione, se il resto del piatto abbonda di verdure, cereali integrali e grassi vegetali sani.

Ciò che conta è il modello alimentare complessivo: il formaggio può essere un accompagnamento gustoso a un’insalata, a una zuppa cremosa o a una gratinatura integrale, non l’ingrediente principale di ogni pasto. I nutrizionisti clinici sottolineano il principio della varietà.

Chi ama il formaggio e non vuole rinunciarci può adottare una regola semplice: se a pranzo c’è stata molta quantità di formaggio, nello stesso giorno è bene limitare salumi, snack salati e carni grasse. In pratica si tratta di evitare di accumulare fonti di sodio e grassi saturi nella stessa giornata.

Se hai il colesterolo nella norma, sei attivo fisicamente e mangi molta verdura, una piccola porzione di formaggio al giorno — preferibilmente da latte di mucche nutrite nel modo più vicino possibile al naturale — rientra con ogni probabilità in un intervallo sicuro. Le persone con alto rischio cardiovascolare dovrebbero discutere questi dettagli con un nutrizionista o un medico, perché in questi casi anche piccole modifiche nell’alimentazione possono avere un impatto significativo sulla terapia.

Vale anche la pena ricordare che gli studi nutrizionali raramente offrono risposte semplici del tipo “mangia o non mangiare”. Di solito indicano una direzione: in questo caso, il segnale è che i formaggi da latte di mucche al pascolo possono avere un profilo lipidico leggermente più favorevole. Il resto rimane una questione di buon senso nel tagliare la prossima fetta.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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