Come la bevanda psichedelica dell’Amazzonia aggira l’intestino e altera la coscienza

Una bevanda antica che affascina la scienza moderna

Nelle profondità della foresta amazzonica si consuma da secoli un decotto denso e amaro che per alcuni rappresenta una medicina, per altri una porta verso l’incubo. Questa bevanda, chiamata ayahuasca, continua ad affascinare ricercatori e viaggiatori in cerca di esperienze spirituali.

L’ayahuasca è una bevanda psichedelica utilizzata nei rituali sciamanici della regione amazzonica. Un numero crescente di studi dimostra che questo decotto rituale «aggira» il sistema digestivo in modo sorprendente per raggiungere il cervello e ribaltare completamente la nostra percezione di noi stessi.

I ricercatori del programma Beckley/Sant Pau, guidati da Jordi Riba, studiano da anni gli effetti di questa bevanda sul cervello umano. I risultati delle loro osservazioni suggeriscono che l’ayahuasca è capace di riorganizzare le aree cerebrali responsabili dell’auto-riflessione e della memoria emotiva. Per le popolazioni indigene dell’Amazzonia non si tratta di una droga, ma di uno strumento di guarigione, di elaborazione del trauma e di contatto con la sfera spirituale.

Cosa contiene l’ayahuasca e come funziona

L’ayahuasca viene preparata facendo bollire a lungo le foglie della pianta chacruna (Psychotria viridis) insieme alla liana ayahuasca (Banisteriopsis caapi). Il meccanismo si basa su una biochimica davvero ingegnosa. Le foglie di chacruna contengono dimetiltriptamina (DMT), una sostanza psichedelica presente in tracce in molte piante e persino nel corpo umano.

Il problema è che il DMT ingerito per via orale normalmente non riesce mai a raggiungere il cervello. Nell’intestino e nel fegato, infatti, un enzima chiamato monoamino ossidasi lo degrada in modo molto efficiente. La liana Banisteriopsis caapi, però, contiene sostanze che bloccano temporaneamente l’attività di questo enzima.

Grazie a questo meccanismo, il DMT contenuto nelle foglie di chacruna non viene distrutto nell’intestino, riesce ad entrare nel flusso sanguigno e può penetrare nel cervello. Proprio questo «aggiramento biochimico delle difese» spiega perché la bevanda eserciti un effetto così potente sulla coscienza. L’ayahuasca funziona solo perché una pianta fornisce lo psichedelico e l’altra disattiva l’enzima che altrimenti lo neutralizzerebbe.

Cosa succede al corpo dopo aver bevuto il decotto

I partecipanti esperti alle cerimonie lo dicono apertamente: la prima fase non è fatta di visioni, ma di nausea. Studi e testimonianze personali concordano sul fatto che l’ayahuasca provochi frequentemente nausea improvvisa e vomito. Nelle culture amazzoniche questo non viene interpretato come un effetto indesiderato, bensì come una parte attesa del rituale.

Per molte comunità indigene questa «fase di purificazione» non significa solo lo svuotamento fisico dello stomaco, ma anche la liberazione simbolica da energie negative, ansie e tensioni. L’europeo vede un riflesso del vomito, l’abitante locale vede un processo di purificazione spirituale.

Le ricerche preliminari indicano che le sostanze contenute nella liana e nelle foglie vengono di solito eliminate dall’organismo nel giro di poche ore. Con un decotto ben preparato e somministrato alla dose corretta, la tossicità è considerata bassa. Questo non significa però che l’intera esperienza possa essere presa alla leggera.

Due livelli di azione sul corpo e sulla mente

Dopo alcune decine di minuti iniziano le alterazioni percettive. I ricercatori dividono gli effetti in due categorie in base alla sede d’azione nel corpo.

Gli effetti centrali legati al cervello includono i fosfeni, ovvero lampi e pattern geometrici con gli occhi chiusi. La percezione di colori, suoni e forme cambia in modo marcato, possono manifestarsi visioni intense e i sensi sembrano acuiti, a volte fino al limite del sovraccarico.

Le reazioni fisiologiche periferiche comprendono invece i seguenti fenomeni:

  • accelerazione del battito cardiaco e del respiro
  • aumento della pressione sanguigna
  • dilatazione delle pupille
  • sensazioni di caldo o freddo nel corpo
  • forte ansia o panico in alcune persone
  • sensazione di perdita di controllo
  • tremori e sudorazione intensa
  • variazioni della temperatura corporea

In alcune persone compare anche una forte paura e un senso di confusione. Questo non dipende sempre solo dalla chimica, ma anche dal contesto: per gli abitanti dell’Amazzonia si tratta di un rituale familiare, mentre per un visitatore dall’Europa o dall’America è spesso la prima perturbazione così profonda della normale percezione della realtà.

Come l’ayahuasca influenza il cervello secondo gli studi scientifici

Gli effetti di questa bevanda interessano i ricercatori da anni. Tra gli studiosi che ne hanno analizzato più nel dettaglio il funzionamento c’è Jordi Riba, associato al programma di ricerca Beckley/Sant Pau. In condizioni controllate ha osservato l’attività cerebrale dei partecipanti dopo cerimonie con ayahuasca.

Le osservazioni nelle prime ventiquattro ore successive alla sessione sono affascinanti. Emerge che le aree cerebrali responsabili della percezione del sé — quelle che mantengono la narrazione di chi siamo — si connettono più intensamente con le regioni che elaborano le emozioni e i ricordi autobiografici. È come se il sistema identitario ottenesse temporaneamente un accesso più completo all’archivio delle esperienze difficili, dei contenuti rimossi e dei conflitti accantonati da tempo.

Con un utilizzo prolungato e regolare del decotto, i ricercatori hanno rilevato anche cambiamenti strutturali. Nelle persone che avevano partecipato alle cerimonie per anni, è stata osservata una riduzione dello spessore della parte posteriore della corteccia del giro del cingolo anteriore, un frammento della rete responsabile della cosiddetta modalità predefinita. Si tratta del modello di attività presente quando la mente vaga, quando analizziamo noi stessi o ci preoccupiamo.

L’alterata struttura di questa zona cerebrale potrebbe essere collegata a un diverso stile di pensiero su se stessi, a una minore tendenza alla ruminazione e a un rapporto differente con i propri ricordi. I ricercatori suggeriscono che l’uso prolungato di psichedelici di questo tipo possa riorganizzare le aree che supportano l’attenzione, l’auto-commento e il monologo interiore.

Possibili applicazioni terapeutiche secondo i medici

Nei centri che studiano l’ayahuasca si presentano regolarmente persone che lottano contro la depressione, le dipendenze o le conseguenze di un trauma. I ricercatori sottolineano che la bevanda in sé non è una pillola miracolosa, ma che nel contesto giusto può far parte di un processo terapeutico.

Secondo i resoconti del team di Jordi Riba, una parte dei partecipanti che arrivavano alle cerimonie con esperienze molto difficili è riuscita, dopo alcune sessioni, a guardare la propria storia da una prospettiva diversa. Parlavano di una comprensione improvvisa dell’origine delle proprie reazioni, di come il passato modelli le relazioni e del perché si torni sempre agli stessi schemi distruttivi.

Esistono anche segnalazioni di persone cui una serie di cerimonie ha aiutato a interrompere una forte dipendenza da cocaina o oppioidi. In studi controllati su alcuni pazienti con depressione resistente ai farmaci, dopo l’assunzione del decotto sono stati osservati miglioramenti dell’umore della durata di alcune settimane e una riduzione dei sintomi.

I ricercatori individuano tre aree principali in cui l’ayahuasca potrebbe trovare applicazione: il trattamento delle dipendenze, delle depressioni gravi e delle conseguenze dei traumi. In ognuno di questi casi emerge un denominatore comune: la possibilità di rielaborare profondamente la propria storia emotiva, interrompendo al contempo i rigidi schemi di pensiero radicati.

L’ayahuasca è sicura e per chi può essere pericolosa

Le sostanze attive contenute nella liana e nelle foglie vengono di norma eliminate dall’organismo nel giro di poche ore. Con un decotto ben preparato e somministrato alla dose appropriata, la tossicità è considerata bassa e i casi di sovradosaggio classico sono molto rari. Questo non significa però che si possa considerare la questione come se si trattasse di una bevanda innocua.

L’intensità psichica dell’esperienza può essere estrema. Una persona impreparata, che magari soffre di disturbi d’ansia o di una patologia affettiva non riconosciuta, può vivere un episodio di molte ore caratterizzato da paura intensa, caos mentale o addirittura sintomi che ricordano una psicosi.

Il rischio maggiore non deriva dalla chimica della pianta in sé, ma dalla combinazione tra un potente psichedelico, una preparazione insufficiente, patologie concomitanti e una guida scelta a caso. Per le comunità indigene questa bevanda fa parte della cultura da generazioni. Fin dalla più tenera età i bambini sentono raccontare le visioni, sanno cosa aspettarsi, riconoscono i canti, i rituali e il significato di ogni gesto.

Il «turista con lo zaino in spalla» europeo arriva spesso in un posto straniero, con una lingua che non conosce, affidandosi a una persona di cui ignora le reali competenze, per bere qualcosa di cui ha letto principalmente nei forum online. Particolare cautela è raccomandata per i seguenti gruppi:

  • persone con malattie cardiache o ipertensione non trattata
  • persone che assumono farmaci che influenzano la serotonina, come alcuni antidepressivi
  • persone con diagnosi di schizofrenia o disturbo bipolare
  • persone con gravi disturbi d’ansia
  • persone con diabete non stabilizzato
  • donne in gravidanza o in allattamento

Non è da trascurare nemmeno la qualità del decotto stesso. La mancanza di standardizzazione nei centri turistici fa sì che i partecipanti spesso non sappiano quanto sia forte la bevanda che ricevono, né se vi siano state aggiunte altre sostanze.

Perché questa bevanda attrae così tanto le persone di oggi

Per molti europei e nordamericani l’ayahuasca sta diventando una risposta al crescente senso di vuoto, di burnout o di perdita di senso. È qualcosa che promette un reset del sé, un distacco dai meccanismi di pensiero abituali, il tutto avvolto in un’aura esotica e misteriosa. I social network sono pieni di testimonianze del tipo «una sola cerimonia ha cambiato tutta la mia vita», il che alimenta ulteriormente l’interesse.

Gli psicologi fanno notare che già il semplice fatto di intraprendere un viaggio in un luogo lontano, affidarsi a una guida e entrare in un rituale specifico strappa dalla routine. Quando a questo si aggiunge un potente psichedelico, l’effetto è spesso davvero dirompente: trasformativo in modo positivo per alcuni, traumatizzante per altri. Non è magia, ma una potente combinazione di biologia, cultura e aspettative.

L’ayahuasca è diventata anche un elemento importante nelle discussioni scientifiche su come affrontare diversamente il trattamento delle dipendenze e della depressione. Un numero sempre maggiore di team di ricerca si interessa alle sostanze psichedeliche non per promuovere il turismo spirituale, ma per capire in che modo un’esperienza breve ma intensa possa spingere qualcuno verso un reale cambiamento di vita.

Il quadro che ne emerge è intrigante: da un lato un rituale antico delle comunità amazzoniche, dall’altro risonanze magnetiche, questionari clinici e analisi delle strutture cerebrali. Il decotto amaro di liane e foglie è diventato uno degli strumenti più interessanti per esplorare i confini della coscienza umana. Il dibattito su come interpretarlo — come medicina, come minaccia o come strumento rituale — è destinato a restare aperto ancora a lungo.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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