Le città più antiche del mondo potrebbero essere nate nel territorio dell’attuale Ucraina

Insediamenti giganteschi nelle steppe dell’Europa orientale

Nelle steppe dell’Europa orientale, gli archeologi stanno portando alla luce l’immagine di insediamenti colossali risalenti a oltre seimila anni fa. Gli studiosi suggeriscono che proprio in quella regione si sia sviluppata una delle prime civiltà urbane della storia, più antica dei celebri centri della Mesopotamia.

Nel territorio dell’odierna Ucraina, a est dei Carpazi, si trovano siti archeologici noti ai ricercatori da oltre mezzo secolo. Per lungo tempo erano stati considerati semplici insediamenti preistorici tra i tanti. Solo gli scavi sistematici degli ultimi anni ne hanno rivelato la reale portata.

Un team internazionale di archeologi sta analizzando le tracce della cosiddetta cultura di Trypillia (Cucuteni–Trypillia), un popolo che abitava l’area dell’odierna Ucraina, Romania e Moldavia tra circa il 5400 e il 2700 a.C. Le datazioni più recenti e la mappatura dettagliata restituiscono l’immagine di insediamenti enormi e pianificati, che ricordano più delle città che i tipici villaggi neolitici.

I ricercatori parlano sempre più spesso di “megacittà” trypilliane — insediamenti con decine di migliaia di abitanti, sorti prima ancora delle classiche città mesopotamiche. Se questa ipotesi venisse confermata, l’intera visione delle origini della civiltà cambierebbe radicalmente.

Perché la Mesopotamia era considerata la culla delle prime città

Per gran parte del Novecento ha prevalso la convinzione che la vera urbanità fosse nata in Medio Oriente. Città come Uruk o Ur erano associate alle prime strade pianificate, all’architettura monumentale, all’amministrazione e a un’economia complessa.

Questa visione era plasmata dall’archeologia condotta principalmente in Iraq e Siria, dove erano stati avviati i grandi scavi e dove si era sviluppata la ricerca sulle origini della scrittura e dell’organizzazione statale. L’Europa orientale rimaneva nell’ombra di questa narrazione, in parte per ragioni politiche, in parte per la scarsità di risorse destinate alla ricerca.

Nuove prospettive mostrano però che la cosiddetta rivoluzione urbana non fu un evento unico legato esclusivamente all’età del bronzo in Medio Oriente. Un numero crescente di dati indica che in diverse regioni dell’Eurasia si svilupparono parallelamente insediamenti complessi. Il caso dell’Ucraina è particolarmente significativo: gli insediamenti trypilliani, con estensioni anche di diverse centinaia di ettari, risalgono a un periodo in cui la Mesopotamia stava appena entrando nella fase di intensa urbanizzazione.

Com’erano fatti questi giganteschi insediamenti trypilliani

Grazie a fotografie aeree, droni e magnetometria, i ricercatori hanno ricostruito la planimetria di molti di questi insediamenti. La disposizione delle costruzioni è sorprendentemente regolare, quasi geometrica. Le case erano disposte in cerchi concentrici attorno a una piazza centrale lasciata libera.

Gli archeologi sottolineano che un numero così elevato di abitazioni organizzate secondo uno schema ripetuto richiedeva pianificazione e coordinamento. Non è possibile spiegarlo con la crescita spontanea di un normale villaggio. La disposizione ragionata di centinaia di edifici suggerisce l’esistenza di decisioni collettive e forse di forme primitive di gestione dello spazio urbano.

  • In alcuni siti sono state identificate fino a duemila abitazioni
  • La superficie dei maggiori insediamenti raggiungeva dai 300 ai 450 ettari
  • Le datazioni al radiocarbonio confermano un’età compresa tra il 4100 e il 3600 a.C.
  • Le indagini geofisiche hanno rivelato strade interne e spazi vuoti tra gli anelli di case
  • La disposizione concentrica suggerisce un significato rituale o difensivo dello spazio centrale
  • La densità demografica potrebbe aver superato le diecimila-quindicimila persone per insediamento

Sono stati conservati resti di case, ceramiche e utensili che permettono di gettare uno sguardo sulla vita quotidiana dell’epoca. Le abitazioni erano costruite in legno e argilla, spesso su due piani. All’interno si trovavano forni, piattaforme per dormire e spazi per conservare le provviste. Gli archeologi hanno inoltre rinvenuto numerosi modellini in argilla cotta, probabilmente usati per scopi rituali o come giocattoli.

Come si viveva in questi insediamenti sulle rive del Dnepr

L’economia si basava sull’agricoltura: si coltivavano principalmente frumento e orzo. Si allevavano bovini, pecore, capre e maiali. La ceramica presentava caratteristiche decorazioni spiralate particolarmente elaborate, tra le più belle espressioni dell’arte neolitica europea.

I ricercatori hanno identificato una produzione artigianale specializzata di utensili e recipienti. Alcune officine si concentravano sulla produzione di asce di pietra, altre su ceramiche con motivi specifici. Esistevano anche contatti commerciali con regioni lontane, come dimostra la presenza di materie prime non locali — ossidiana dei Carpazi o oggetti in rame.

La portata della produzione e la circolazione delle merci indicano che non si trattava di una comunità agricola chiusa. Era piuttosto un centro che attirava persone da un’area vasta e coordinava gli scambi. Alcuni strutture vengono interpretate dagli archeologi come granai o magazzini collettivi, il che testimonierebbe una gestione condivisa delle riserve alimentari.

  • I resti carbonizzati delle case consentono una ricostruzione precisa delle strutture
  • L’analisi del polline dimostra la coltivazione di lino e papavero
  • Le ossa animali indicano il consumo di carne bovina, ovina e suina
  • Numerosi fusaioli attestano una produzione tessile sviluppata

Possiamo davvero chiamare “città” questi insediamenti?

Il dibattito più acceso riguarda proprio la definizione di questi siti. Una parte degli studiosi sostiene che il concetto di “città” richieda la presenza della scrittura, di un potere centrale riconoscibile e di architetture monumentali. Altri sottolineano che ciò che conta davvero è la densità abitativa, la stabilità dell’insediamento e il grado di organizzazione.

Gli insediamenti trypilliani non hanno lasciato templi né palazzi paragonabili a quelli mesopotamici. Non esistono tracce di scrittura. Eppure troviamo grandi agglomerati di persone che vivevano stabilmente in un unico luogo, con un assetto urbanistico rigoroso e ripetuto, un elevato livello di specializzazione artigianale e relazioni complesse di scambio di materie prime e prodotti.

Per una parte degli archeologi questo è sufficiente per parlare di una forma primordiale di urbanità, anche in assenza dei classici caratteri della statualità. La disputa sul termine “città” rivela un problema più profondo: lo sviluppo della civiltà deve necessariamente ripercorrere il modello noto dalla Mesopotamia, o esistono percorsi diversi verso società complesse? Le ricerche in Ucraina suggeriscono che la risposta possa essere molto più articolata di quanto si pensasse.

Perché questa scoperta cambia la visione della storia europea

Se l’ipotesi delle proto-città nel territorio dell’odierna Ucraina reggesse, cambierebbe l’equilibrio narrativo sulle origini della civiltà. L’Europa orientale cesserebbe di essere una semplice periferia dei grandi processi storici per diventare uno dei centri dell’urbanizzazione precoce. Per gli ucraini stessi, questo rappresenta un elemento importante nella costruzione dell’identità storica nazionale.

Emerge così che, molto prima degli stati medievali, in queste terre esistevano comunità avanzate capaci di organizzare la vita su larga scala. Questa consapevolezza risuona con forza anche nel presente, mentre l’Ucraina cerca di definire il proprio posto in Europa e di valorizzare la propria storia profonda, indipendentemente dalle narrazioni delle potenze vicine.

Molti siti trypilliani sono stati esplorati solo parzialmente. Le nuove tecnologie, come la scansione geofisica, permettono di “vedere” sotto la superficie del suolo senza interventi invasivi. Grazie a questi strumenti, gli archeologi possono identificare rapidamente la struttura dell’intero insediamento e decidere poi quali aree meritano uno scavo. Ogni nuova campagna di ricerca porta dati inediti sulla struttura sociale, sulle credenze e sulle cause dell’abbandono di queste comunità proto-urbane.

Cosa potranno rivelare le ricerche future

Particolarmente intrigante è la questione del perché un sistema così evoluto sia scomparso senza lasciare una vera continuità nelle culture successive della regione. Gli studiosi esaminano possibili cambiamenti climatici, l’esaurimento dei suoli o conflitti sociali interni. Alcuni insediamenti mostrano tracce di incendi intenzionali, il che potrebbe indicare un abbandono rituale oppure eventi bellici.

Per chi è abituato all’immagine di una città con grattacieli e ingorghi stradali, il concetto di “città” di seimila anni fa può sembrare astratto. In quell’epoca, una città significava semplicemente un agglomerato umano più grande, meglio organizzato e più specializzato rispetto a un tipico villaggio. Vale la pena pensare a questi centri come a veri e propri laboratori di soluzioni innovative: stoccaggio collettivo degli alimenti, artigianato avanzato, relazioni sociali più complesse.

La convivenza densa richiedeva la definizione di regole comuni, la risoluzione dei conflitti e il coordinamento dei grandi lavori collettivi — come la costruzione di centinaia di case secondo un unico schema. La storia degli insediamenti trypilliani dimostra che il cammino verso lo stile di vita urbano poteva seguire percorsi diversi. Uno passava per i templi monumentali sulle rive del Tigri e dell’Eufrate, un altro per gli insediamenti concentrici sui loess dell’Ucraina. Per comprendere le nostre radici più profonde, quel secondo percorso non è affatto meno importante. Forse è proprio esso a ricordarci che i grandi salti della civiltà non dovevano necessariamente partire da un unico centro, ma potevano nascere in modo indipendente in angoli diversi del mondo antico.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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