Un mese gratis sulle Alpi italiane: i ricercatori cercano volontari

Lavoro da remoto, aria di montagna e quattro settimane sulle Alpi senza spendere un centesimo

Immagina di lavorare dal tuo laptop respirando aria fresca d'alta quota, senza pagare né l'alloggio né i pasti. Il centro di ricerca italiano Eurac sta cercando un gruppo selezionato di persone disposte a vivere esattamente questa esperienza.

I partecipanti scelti trascorreranno un intero mese in un rifugio dell'Alto Adige, a circa 2.300 metri di quota, continuando le proprie attività quotidiane come sempre — ma in un contesto completamente diverso. Si tratta di un esperimento scientifico di lungo periodo dedicato agli effetti dell'ambiente alpino sul corpo umano.

Il progetto unisce due desideri che molti giovani condividono: lavorare da qualsiasi luogo e vivere un'esperienza prolungata in montagna. Questa volta, però, tutto avviene in nome della scienza.

Il rifugio, il parco e la quota: dove si svolge lo studio

La ricerca ha luogo presso il Rifugio Nino Corsi, situato nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio, nelle Alpi italiane. Il paesaggio intorno è fatto di foreste di abeti, creste rocciose e vallate che normalmente si raggiungono solo con uno zaino in spalla.

I volontari, però, non vanno lì in vacanza. Il programma prevede che continuino a lavorare da remoto o a studiare online, operando pienamente nelle condizioni proprie dell'alta quota. Una sfida reale, non una gita fuori porta.

Un mese in montagna al posto dell'ufficio in città

Dal punto di vista economico, la proposta è tutt'altro che trascurabile. L'alloggio e i pasti al rifugio sono interamente coperti dall'organizzazione, e a fine soggiorno ogni partecipante riceve 400 euro come compenso per la partecipazione allo studio.

Durante il mese, i volontari devono svolgere le proprie normali attività: partecipare a riunioni online, rispondere alle email, portare avanti progetti o seguire corsi a distanza. L'unica differenza? Invece del traffico cittadino, dalla finestra si vedono vette innevate e crinali rocciosi.

Trascorrere trenta giorni a 2.300 metri mantenendo gli impegni quotidiani è anche un test personale: il lavoro da remoto in quota migliora davvero la concentrazione e l'umore, oppure la tentazione dei sentieri di montagna prende il sopravvento?

Cosa studia esattamente il team di Eurac

I ricercatori del centro Eurac sono interessati soprattutto a come l'altitudine influisce sulla salute di persone abituate a vivere a livello del mare. Vogliono capire come l'organismo risponde a un soggiorno prolungato in aria rarefatta, al di fuori di un contesto vacanziero.

I partecipanti vengono sottoposti a controlli e misurazioni periodici da parte di un'équipe medica. Le aree monitorate includono:

  • qualità e durata del sonno
  • livello di attività fisica
  • risposta del sistema cardiovascolare all'altitudine
  • abitudini alimentari in ambiente montano
  • benessere mentale lontano dalla frenesia urbana
  • saturazione dell'ossigeno nel sangue
  • pressione arteriosa durante le attività quotidiane
  • velocità di adattamento al clima alpino

Osservazioni così prolungate permettono di andare oltre i classici studi che si limitano a considerare la genetica o lo stile di vita pregressa. L'obiettivo è comprendere come l'ambiente naturale stesso — in questo caso l'altitudine e il clima montano — modifichi il funzionamento dell'organismo nel tempo.

Un medico del team Eurac ha spiegato che gli studi tradizionali sull'alta quota durano soltanto qualche giorno. Un soggiorno di un mese offre una prospettiva completamente diversa su come il corpo si adatta nel lungo periodo e su come ciò influisce sulle prestazioni lavorative e sulle capacità di apprendimento.

Chi può candidarsi al progetto

I ricercatori non aprono le porte a tutti. Sono stati stabiliti criteri piuttosto precisi per rendere i risultati confrontabili tra i partecipanti. Sono benvenuti giovani adulti in buona salute, abituati a vivere in pianura o comunque a bassa quota.

L'esclusione di fumatori e sportivi professionisti ha una logica statistica precisa: i loro organismi reagiscono all'altitudine in modo diverso, rendendo difficile il confronto dei dati. In totale verranno selezionate solo 12 persone, quindi ogni candidato deve soddisfare i requisiti in modo molto accurato.

I ricercatori cercano persone tra i 20 e i 40 anni che vivano abitualmente a un'altitudine inferiore ai 500 metri. È richiesta anche la capacità di lavorare o studiare online per l'intero mese. Lo stato di salute dei candidati viene verificato dai medici prima della partenza per le montagne.

Cosa ci guadagna il volontario

Oltre al compenso economico e alla copertura delle spese di soggiorno, il partecipante ottiene un mese intero in una delle regioni montane più suggestive d'Europa. Il Parco Nazionale dello Stelvio offre una quantità di sentieri trekking, creste, laghetti alpini e punti panoramici difficilmente eguagliabili.

Il Rifugio Nino Corsi si trova in una posizione dalla quale, con il bel tempo, si gode un panorama ampio sulle Alpi. Nel tempo libero è possibile fare brevi escursioni, osservare la natura o semplicemente stare sulla terrazza con il portatile, lavorando nel silenzio interrotto solo dal vento.

Per molte figure professionali, questa esperienza può avere anche un valore pratico. Medici, nutrizionisti o personal trainer potrebbero utilizzare le sensazioni vissute durante questo "trasferimento" in quota per comprendere meglio le reazioni del corpo ai cambiamenti ambientali, traducendole poi in consigli più precisi per pazienti e clienti.

Alto Adige: molto più di una semplice cornice per l'esperimento

La regione che ospita la ricerca attrae da anni gli appassionati di montagna. Al termine del progetto è possibile fermarsi qualche giorno in più per visitare autonomamente le cittadine vicine, come Merano o Bolzano, dove si possono assaporare la cucina locale, i vini e i dolci tipici del territorio.

Le valli circostanti offrono numerosi percorsi a piedi e in bicicletta. Con un minimo di pianificazione, la partecipazione allo studio può trasformarsi nell'occasione per una breve avventura personale tra le Alpi italiane. I ristoranti della zona propongono piatti tradizionali altoatesini come i canederli o la zelzelsuppe.

Studi simili erano già stati condotti in precedenza, ma generalmente su periodi molto più brevi. Il progetto del centro Eurac si distingue proprio per la sua durata e per la combinazione originale tra impegni lavorativi ordinari e ambiente alpino.

Rischi e difficoltà: non è solo una favola di montagna

Un mese in quota non è privo di sfide. Nei primi giorni alcuni partecipanti potrebbero avvertire mal di testa, sonno disturbato o affaticamento più rapido durante le salite. Si tratta di reazioni naturali alla minor concentrazione di ossigeno nell'aria, ma i ricercatori vogliono capire esattamente per quanto tempo questi sintomi persistono.

Per alcuni, la vera difficoltà potrebbe essere il contatto ridotto con la città, la scarsità di stimoli e un ritmo quotidiano più semplice. Chi è abituato a una vita sociale intensa, ai centri commerciali e ai locali affollati potrebbe sentirsi piuttosto isolato, almeno all'inizio.

C'è anche l'aspetto lavorativo da considerare. Il progetto presuppone che le attività professionali o accademiche proseguano regolarmente, solo da un luogo diverso. Chi decide di partecipare deve disporre di una connessione Internet stabile — garantita dagli organizzatori — e del consenso del proprio datore di lavoro o della propria università per un'assenza così prolungata.

Per chi è davvero un'opportunità da non perdere

Questo tipo di progetto affascina soprattutto chi unisce la passione per la natura a una curiosità di stampo scientifico. Un programmatore in smart working, un grafico freelance, uno studente con la didattica online: sono questi i profili per cui inserire un mese sulle Alpi nel proprio calendario risulta logisticamente più semplice.

Con un numero sempre crescente di aziende che offrono il lavoro completamente da remoto, iniziative di questo tipo sembrano destinate a moltiplicarsi. Un mese in un rifugio di montagna potrebbe diventare uno dei primi esempi concreti di come la ricerca scientifica si stia intrecciando con il nuovo modo di lavorare — in cui l'ufficio non è più un indirizzo fisso, ma semplicemente un posto con una buona connessione e una sedia comoda, anche se si trova a oltre duemila metri di altitudine. Ti piacerebbe provarci?

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

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