Perché i tumori metastatizzano di più di notte, mentre dormiamo

Il comportamento notturno delle cellule tumorali sorprende la scienza

Ricercatori svizzeri hanno scoperto uno schema inaspettato nel comportamento delle cellule cancerose: mentre il corpo umano riposa, i tessuti tumorali intensificano drasticamente la propria attività e rilasciano nel flusso sanguigno cellule pericolose capaci di formare metastasi.

La maggior parte delle cellule del nostro organismo segue un ritmo circadiano abbastanza stabile. Di giorno il corpo è orientato all’attività, di notte alla riparazione dei danni e alla rigenerazione. Gli scienziati svizzeri, tuttavia, si sono concentrati sulle cellule tumorali e hanno osservato qualcosa di completamente diverso: il cancro sembra ignorare del tutto questo ordine.

Nel loro studio hanno monitorato pazienti affetti da diversi tipi di tumore, prelevando campioni di sangue in vari momenti della giornata. L’analisi ha dimostrato che il numero di cellule tumorali circolanti nel sangue — quelle in grado di generare metastasi — varia in modo drastico nel corso delle ore. La concentrazione più elevata di cellule pericolose compariva la sera e durante la notte, quando il paziente si trovava in fase di riposo. Questa scoperta potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui i medici pianificano la chemioterapia e gli esami diagnostici.

Sono proprio le metastasi a essere responsabili della maggior parte dei decessi per cancro. Il tumore primario può spesso essere rimosso chirurgicamente, ma il problema inizia quando le cellule viaggiano attraverso il sangue verso polmoni, ossa o cervello. Capire quando le cellule tumorali sono più attive potrebbe offrire agli oncologi una nuova arma contro la diffusione della malattia.

Perché il cancro si attiva proprio durante il sonno

Gli scienziati hanno individuato diversi meccanismi che potrebbero spiegare il “risveglio” notturno del tumore. Quando ci addormentiamo, la produzione di molti ormoni dello stress diminuisce, i livelli di insulina cambiano e il sistema immunitario passa in modalità rigenerativa. In questo periodo i vasi sanguigni funzionano diversamente e il flusso di sangue in alcuni organi si modifica in modo significativo.

Il tumore sfrutta probabilmente questo momento di relativa calma. Ha un accesso più facile ai vasi sanguigni e una minore “sorveglianza” da parte del sistema immunitario. Le ricerche di laboratorio mostrano inoltre che le stesse cellule cancerose possiedono un orologio interno che può funzionare in modo differente rispetto al resto dell’organismo.

I ricercatori degli ospedali universitari di Zurigo e Basilea hanno osservato che alcuni tumori riprogrammano addirittura i propri orologi biologici, iniziando a lavorare in un ritmo esattamente opposto a quello dei tessuti sani. Questo significa che lo stesso tumore può comportarsi in modo completamente diverso al mattino rispetto alla sera, anche se il paziente non avverte alcun cambiamento.

  • Di notte l’organismo passa in modalità riparazione, non in modalità difesa dalle minacce
  • I livelli di cortisolo e melatonina cambiano, facilitando potenzialmente il distacco delle cellule dal tumore
  • Il sistema immunitario si concentra sulla rigenerazione dei tessuti e meno sul pattugliamento
  • Il tumore può avere un orologio biologico riprogrammato e agire con un ritmo diverso
  • I vasi sanguigni sono più permeabili di notte alle cellule in migrazione
  • I livelli dei fattori di crescita oscillano in base all’orario della giornata

Come potrebbe essere una terapia adattata all’orologio biologico

La parte più interessante del lavoro del team svizzero riguarda le implicazioni per il trattamento. Gli scienziati hanno sottolineato che la maggior parte degli esami del sangue e delle somministrazioni di chemioterapia avviene secondo il calendario ospedaliero, di solito nelle ore mattutine. Eppure i loro dati indicano che non sono questi i momenti in cui il cancro è più “visibile”.

Se le cellule tumorali circolano nell’organismo con maggiore intensità durante le ore notturne, è proprio in quel momento che i farmaci citotossici potrebbero avere le migliori possibilità di colpirle. Questo concetto si inserisce perfettamente nel campo emergente della cronoterapia, ovvero l’adattamento delle cure all’orologio biologico. In cardiologia e diabetologia se ne parla già da tempo — per esempio, alcuni farmaci per l’ipertensione vengono somministrati la sera perché proteggono meglio dall’aumento notturno della pressione.

I ricercatori propongono alcune modifiche pratiche che varrebbe la pena testare in futuri studi clinici. Si tratta di spostare parte delle infusioni chemioterapiche al tardo pomeriggio o alle ore serali, programmare gli esami del sangue in diversi momenti della giornata per valutare meglio il rischio di metastasi e personalizzare l’orario delle cure in base al ritmo del sonno del singolo paziente.

Ciò richiederebbe cambiamenti organizzativi negli ospedali, ma il potenziale beneficio è enorme: colpire le cellule nel momento in cui sono più attive e più esposte. I centri oncologici di Losanna e Berna hanno già avviato programmi pilota per testare la somministrazione di alcuni citostatici nelle ore serali.

Cosa hanno scoperto i ricercatori analizzando i campioni notturni

In questo progetto il team ha prelevato campioni dai pazienti a vari orari, sia durante il giorno che a tarda sera. Ha quindi contato le cellule tumorali presenti nel sangue e analizzato la loro capacità di formare metastasi in modelli di laboratorio su topi.

Le immagini microscopiche e i dati delle analisi molecolari hanno mostrato che le cellule notturne presentavano più frequentemente caratteristiche associate alla migrazione e all’invasività. Si attaccavano più facilmente alle pareti dei vasi sanguigni e penetravano più spesso nei tessuti di organi distanti, come fegato, polmoni o linfonodi.

Tutto ciò delinea il quadro di un tumore che la sera e di notte sembra “accelerare”. Per i medici si tratta di un’indicazione preziosa per guardare con occhi nuovi al calendario terapeutico. Il professor Nicola Aceto dell’Istituto di Oncologia Molecolare di Zurigo, che ha guidato questa ricerca, sottolinea che i risultati potrebbero cambiare l’intero approccio ai tempi delle biopsie e degli interventi terapeutici.

Cosa significa questa scoperta per i pazienti di oggi

Molti malati si chiedono se possano modificare qualcosa nella propria routine quotidiana per ostacolare l’attività notturna del cancro. I medici sottolineano che per ora queste scoperte hanno principalmente un carattere scientifico e non esiste una raccomandazione universale del tipo “vai a letto a quest’ora e la terapia funzionerà meglio”.

Esistono tuttavia alcuni consigli pratici che vale la pena discutere con il proprio oncologo. Tra questi rientra il mantenimento di un ritmo del sonno regolare, poiché un ritmo caotico può disturbare ulteriormente l’orologio biologico dell’organismo. È opportuno anche ridurre l’esposizione alla luce blu degli schermi prima di dormire, poiché inibisce la produzione di melatonina, ormone fondamentale per la rigenerazione notturna.

Gli esperti ricordano che lavorare sul ritmo circadiano e sul sonno non sostituisce la terapia oncologica, ma può integrarla. Un organismo che riposa con regolarità tollera meglio la tossicità delle cure e le infezioni, influenzando indirettamente anche l’efficacia della lotta contro il cancro. Le cliniche di Ginevra offrono già ai pazienti consulenze con specialisti in medicina del sonno come parte dell’assistenza oncologica completa.

  • Mantenere orari regolari per addormentarsi e svegliarsi
  • Evitare la caffeina dopo le 15:00
  • Ridurre l’illuminazione in casa almeno un’ora prima di andare a letto
  • Discutere con l’oncologo la possibilità di spostare alcuni esami alle ore pomeridiane
  • Monitorare il proprio schema del sonno tramite un diario o un’applicazione
  • Fare esercizio fisico al mattino o in tarda mattinata, non la sera
  • Cenare in modo leggero almeno due ore prima di dormire
  • Consultare il medico riguardo all’integrazione di melatonina

Cosa potrebbe cambiare in medicina nei prossimi anni

Se altri team di ricerca confermeranno i risultati degli scienziati svizzeri, l’oncologia potrebbe entrare in un’era di pianificazione più precisa, che riguarda non solo il tipo di farmaco ma anche l’ora della sua somministrazione. Schemi rigidi come “chemioterapia martedì alle 9:00” potrebbero lasciare gradualmente spazio a piani flessibili adattati alla biologia del tumore.

Possiamo aspettarci un numero crescente di studi clinici in cui la stessa terapia verrà testata in diversi momenti della giornata. Solo così sarà possibile verificare se lo spostamento della somministrazione dei farmaci porti davvero a una sopravvivenza più lunga e a un minor numero di metastasi. Aziende farmaceutiche come Roche e Novartis stanno già investendo nella ricerca di cronofarmacologia in oncologia.

Per i malati è importante anche un altro aspetto: cresce la consapevolezza che il sonno, il ritmo quotidiano, l’esposizione alla luce e lo stress non siano semplice “sfondo” della malattia. Influenzano gli ormoni, il sistema immunitario e l’intero microambiente in cui il tumore si sviluppa. Combinato con una farmacoterapia mirata, questo approccio potrebbe dare vita a una cura composta non solo da compresse e infusioni, ma anche da un tempo di riposo e attività sapientemente pianificato.

Author

  • Nicolò Balini, meglio conosciuto come Human Safari, è nato nel 1991 a Bergamo ed è considerato il pioniere dei travel vlogger in Italia. Dopo aver studiato nel settore turistico, ha aperto il suo canale YouTube nel 2012, trasformando la sua passione in una professione di riferimento. Nicolò è un esperto di logistica di viaggio, amante dei road trip e della fotografia cinematografica. È famoso per i suoi video "esperienziali" dove testa compagnie aeree, alloggi insoliti e fornisce consigli pratici su come viaggiare low-cost senza sacrificare l'avventura. È anche il fondatore di SiVola, un'importante agenzia di viaggi di gruppo.

Scroll to Top